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​Non si fermano gli sbarchi

· Più di tremila migranti giunti in poche ore nei porti italiani ·

Migrante con un bambino in braccio  sbarca nel porto di Salerno (Afp)

Non si fermano gli sbarchi in Italia. Questa mattina a Crotone sono arrivati 1200 migranti a bordo di una nave norvegese appartenente alla missione Triton. Stesso registro a Catania, dove la nave Diciotti ha portato oltre 1400 profughi raccolti in diverse operazioni a largo delle coste libiche. A Salerno è attraccata intorno alle 7 di questa mattina una nave di Medici senza frontiere con a bordo 934 migranti. Di questi, 793 sono uomini, 125 donne di cui sette in gravidanza, 14 minori e 2 neonati. L’emergenza, dunque, si fa sempre più complessa. E tutto è complicato anche dall’indecisione dell’Unione europea, che non riesce a trovare l’accordo su una strategia comune. Malgrado l’Italia abbia chiesto di aprire nuovi porti europei dove far attraccare le navi colme di disperati, i ministri degli esteri dell’Unione nella loro riunione di lunedì non dovrebbero modificare le regole sugli sbarchi. «Ci sono state ampie discussioni sul mandato» delle operazioni che deve essere rinnovato entro fine mese, ha spiegato una fonte Ue. «I cambiamenti di mandato previsti sono principalmente incentrati sui miglioramenti nel lavoro con la Guardia costiera libica» e «su una maggiore cooperazione con Frontex, Europol ed Easo». Nulla di più. Secondo la fonte «un elemento di preoccupazione sollevato dalle autorità italiane è cosa fare con le persone salvate in mare e dove portarle. È difficile rompere la cornice dell’operazione», ha detto la fonte. Intanto, ieri, sul tema dei soccorsi e degli aiuti ai paesi di provenienza dei migranti è intervenuto il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato. Parlando a margine della presentazione di un libro alla camera dei deputati a Roma, Parolin ha detto che è necessario «aiutare veramente questi paesi nello sviluppo, in modo tale che la migrazione non sia più una realtà forzata, ma sia libera. Che sia un diritto di tutti ma sia fatta non per costrizione, perché non si trovano nel proprio paese le possibilità di vivere e di crescere». 

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