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Non si ferma in Venezuela
lo scontro istituzionale

· Il parlamento avvia l’iter per destituire i giudici del Tribunale supremo ·

Non si ferma la protesta in Venezuela. L’Assemblea nazionale, in mano all’opposizione antichavista, ha approvato ieri l’apertura del procedimento di rimozione dei sette magistrati del Tribunale supremo di giustizia responsabili della sentenza, poi annullata, attraverso la quale l’alta corte si era attribuita i poteri costituzionali del parlamento stesso. La mossa dei giudici ha scatenato un’ondata di proteste e manifestazioni in tutto il paese, culminate ieri nelle violenze avvenute a Caracas, dove gruppi paramilitari legati al governo hanno aperto il fuoco sui manifestanti.

Deputati dell’opposizione anti-chavista durante una sessione del parlamento (Reuters)

L’avvio dell’iter per la rimozione dei giudici è stato votato dal blocco di opposizione del parlamento unicamerale (112 seggi, su un totale di 167), durante una seduta segnata da momenti di forte tensione, soprattutto quando un gruppo di deputati filogovernativi, che normalmente non partecipano ai lavori dell’Assemblea, sono entrati nell’emiciclo e hanno preso la parola per dichiarare che l’intero dibattito era «illegale, incostituzionale e inutile». Lo stesso parere è stato dato dai magistrati del Tribunale supremo, che in un comunicato diffuso ieri pomeriggio hanno segnalato che siccome il parlamento «si trova in stato di ribellione o oltraggio alla stessa alta corte», non dispone «della facoltà di rimuovere magistrati, seppure questa sia prevista dalla Costituzione». Il comunicato — com’era prevedibile — non ha mancato di suscitare polemiche e critiche. Il presidente dell’Assemblea, Julio Borges, ha sottolineato che «in Venezuela è in corso un golpe continuo dal 6 dicembre del 2015», quando il chávismo ha perso la maggioranza in Parlamento e «ha eletto irregolarmente gli stessi magistrati indegni che la settimana scorsa hanno tentato questo nuovo colpo di stato, e che per questo devono essere rimossi». Le azioni commesse dal Tribunale supremo non hanno colpito soltanto l’Assemblea nazionale, ma «tutto il popolo» ha detto Borges.

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