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Non si ferma la violenza
ad Aleppo

· Colpi di mortaio contro una moschea ·

Basta violenze ad Aleppo, dove 250 civili sono stati uccisi negli ultimi dieci giorni. Questo il messaggio lanciato ieri dal segretario di Stato americano, John Kerry, in un colloquio con l’inviato speciale dell’Onu, Staffan De Mistura. Un appello rivolto a tutte le parti in causa: i governativi leali al presidente Assad e i ribelli. 

Civili siriani tra le macerie dei bombardamenti ad Aleppo (Afp)

La città siriana è stata segnata da gravissime violenze. Ieri almeno quindici civili sono stati uccisi e oltre cinquanta sono stati feriti da colpi di mortaio esplosi vicino a una moschea nel quartiere Bab Al Farazh. Un attacco avvenuto a pochi giorni di distanza dal bombardamento che ha distrutto un ospedale gestito dall’organizzazione Medici senza frontiere, che ieri si è rivolta all’Onu perché agisca e faccia rispettare la risoluzione 2254. Questa risoluzione, approvata dal Consiglio di sicurezza lo scorso 18 dicembre, impone l’immediata cessazione di attacchi contro i civili e le strutture mediche. «Con una tregua sempre più incerta, i civili siriani stanno nuovamente pagando il tributo di sangue» ha fatto sapere l’organizzazione. Nel frattempo, oggi l’esercito siriano ha deciso di prolungare di altre 24 ore la tregua dichiarata venerdì scorso intorno alla capitale Damasco e alla regione costiera di Latakia. Il cessate il fuoco esclude Aleppo, la più grande città siriana nel nord e terreno di scontro tra ribelli e le forze del presidente Bashar Assad. Intorno alla capitale la situazione sembra essere tranquilla, secondo quanto riferiscono fonti di stampa locali. A Ginevra, sede dei negoziati, si sta cercando di arrivare a una tregua che includa anche zone di Aleppo. Gli Stati Uniti hanno chiesto alla Russia di esercitare pressioni sul Governo siriano affinché cessi i bombardamenti.

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