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Non si ferma la protesta in Francia
contro la riforma del lavoro

· Ma il premier Valls è disposto al dialogo con i sindacati ·

Non si ferma la protesta in Francia contro la contestata legge di riforma del mercato del lavoro. Una protesta che si unisce alle rivendicazioni settoriali. A nove giorni dall’inizio dei campionati europei di calcio, oggi scioperano gli addetti delle ferrovie e si prevede che da un terzo a metà dei treni si fermeranno o subiranno ritardi (tra cui il 60 per cento dei Tgv e il 30-40 per cento di quelli regionali). 

La gare de Lyon a Parigi all’inizio dello sciopero dei ferrovieri (Afp)

Non subiranno interruzioni, invece, i collegamenti internazionali tra Francia e Gran Bretagna, mentre sono previsti ritardi per quelli verso l’Italia e la Spagna. È l’ottavo sciopero dei lavoratori della Société Nationale des Chemins de fer Français (Sncf) dall’inizio delle proteste contro la riforma del lavoro. In sciopero anche i lavoratori della metropolitana di Parigi. Se la mobilitazione è al suo apice, un timido segnale di apertura è arrivato da Governo e sindacati. Dopo settimane di aspro confronto, il premier, Manuel Valls, e Martinez hanno infatti usato toni diversi, più concilianti, che prevedono la possibilità dell’apertura di un dialogo. Valls, che nei giorni scorsi aveva parlato senza mezzi termini di una Cgt «che tiene in ostaggio i francesi», ha oggi corretto il tiro, affermando che si tratta di «un sindacato che rispettiamo». Il Governo — ha aggiunto il primo ministro — «è disposto a discutere, la mia porta è sempre aperta». Il leader della Confédération générale du travail ha subito raccolto l’invito, annunciando di «non volere più fare saltare» l’articolo 2 della riforma del lavoro, quello che ha suscitato la rivolta (apre la porta alla contrattazione di secondo livello nelle imprese, togliendo, di fatto, l’esclusiva negoziale al sindacato), ma «continuare le concertazioni per uscire da questa crisi».

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