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Non si ferma la protesta
in Albania

· ​Gli oppositori chiedono le dimissioni del primo ministro ·

Non si ferma in Albania la dura protesta dell’opposizione contro il governo del primo ministro socialista, Edi Rama. Ieri, per la per la seconda volta nel giro di pochi giorni, migliaia di persone — guidate da Lulzim Basha, leader dei democratici all’opposizione — sono di nuovo scese in piazza a Tirana per reclamare un governo transitorio che prepari l’Albania a elezioni anticipate. Una protesta che, a differenza di quella di sabato scorso, si è svolta senza incidenti di rilievo né violenze.

Manifestazioni di protesta nel centro di Tirana (Afp)

La manifestazione segue la decisione dei deputati dell’opposizione a rinunciare in blocco ai loro mandati parlamentari. Una presa di posizione fortemente contestata dall’Unione europea e dagli Stati Uniti. In un’intervista all’Ansa Basha ha confermato che l’obiettivo delle proteste sono le dimissioni del premier. L’Albania — ha dichiarato — «è governata da un regime che calpesta la costituzione e le leggi per tutelare la criminalità organizzata che lo ha aiutato nella sua ascesa al potere». Gli oppositori accusano l’esecutivo in carica di sostenere un sistema clientelare, nepotista e corrotto. In particolare, i dimostranti accusano Rama di avere comprato i voti necessari a vincere le ultime elezioni legislative (2017) con il denaro della criminalità organizzata. Accuse che il primo ministro ha sempre negato. Basha ha parlato di «una democrazia al collasso e di un parlamento che ha tolto all’opposizione ogni possibilità di svolgere il proprio ruolo». In questo contesto, ha spiegato il leader democratico, la scelta radicale di abbandonare il parlamento è stata «una mossa inevitabile». In un discorso televisivo, tuttavia, Rama ha escluso fermamente ogni ipotesi di dimissioni: «È inaudito — ha affermato il primo ministro — che quando un’opposizione fugge dal parlamento, la maggioranza debba rinunciare al proprio mandato e andare alle elezioni con il governo che piace all’opposizione». Come detto, anche a Bruxelles — dove dal prossimo giugno è in programma l’avvio dei negoziati per l’adesione dell’Albania all’Unione europea — e a Washington la decisione dell’opposizione non è piaciuta.

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27 giugno 2019

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