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· Intervista a Jorge Augusto Oesterherld sul rapporto tra Chiesa e media ·

Sacerdote e giornalista argentino, direttore dell’edizione della rivista «Vida Nueva Cono Sur», con Bergoglio non solo condivide il nome, ma ha anche lavorato fianco a fianco con lui quando era arcivescovo di Buenos Aires e presidente della Conferenza episcopale argentina, negli anni dal 2005 al 2011. In quel periodo è stato a capo della segreteria della comunicazione e dell’ufficio stampa. Laureato in scienze politiche e sociali alla Pontificia università di Salamanca, ha pubblicato numerosi libri. L’ultimo s’intitola No basta con un click. Iglesia y comunicación.

Arturo Nathan  «Il ghiaccio del mare» (1928)

La sua passione sono la stampa e la comunicazione. Legge tutto quello che gli capita tra le mani. Durante questa intervista, legge «La Razón». Prima leggeva in quanto responsabile di una istituzione ecclesiale; oggi dirige una rivista di informazione religiosa in Argentina. Per lui è evidente che la Chiesa deve essere presente nei media.

Che cosa propone in questa nuova opera?

Il libro contiene la mia esperienza di lavoro quasi ventennale nel campo della comunicazione nella Chiesa. In base a tale esperienza, vedo che ci sono tanti aspetti che si possono migliorare. La Chiesa deve parlare delle questioni che preoccupano la gente comune e smettere di parlare di se stessa, deve andare a fondo ai problemi e parlare con un linguaggio comprensibile. Finché utilizzeremo il nostro linguaggio, lo capiranno solo i preti e non saremo compresi dalla gente comune.

Perché No basta con un click?

Perché non basta inserire dati in internet e stare nei media. Bisogna starci in una determinata maniera e stabilire rapporti, perché stare nei media presuppone anche un modo di relazionarsi con il giornalismo che è proprio e speciale.

La Chiesa ha un cattivo rapporto con la stampa?

In generale, il mondo del giornalismo ha un rapporto difficile con tutti. La Chiesa deve capire che i giornalisti non devono trattarla in modo diverso. Il giornalismo non è un’agenzia di pubblicità della Chiesa, vuole sapere quello che i suoi lettori chiedono. Non possiamo arrabbiarci per le domande dei giornalisti. Dobbiamo rispondere o dire che non possiamo rispondere.

La comunicazione è una questione in sospeso?

Sì, lo è ancora. Ci sono grandi carenze comunicative in vescovi, sacerdoti, soprattutto per la mancanza di formazione. E devo dire che comunicare è l’unico modo di evangelizzare.

I vescovi e i sacerdoti sono preparati per la comunicazione di oggi?

In generale no. Non sanno come relazionarsi con la stampa. Si fugge dai giornalisti invece di parlare con loro e manca professionalità negli uffici stampa.

Papa Francesco invece è un buon comunicatore?

È un uomo libero, che non ha nulla da nascondere, che dice quello che pensa, e lo dice in modo che tutti lo capiscano. È conciso e preciso e ciò fa sì che le sue parole diventino facilmente titoli giornalistici. Di fatto il suo linguaggio si adatta perfettamente a quello della stampa e delle reti sociali.

È una strategia?

No, non lo è. È sempre stato così.

Che differenza c’è a livello comunicativo tra Bergoglio e Francesco?

Quando era presidente della Conferenza episcopale argentina parlava in rappresentanza di oltre cento vescovi. Ora invece rappresenta se stesso, dice quello che pensa e quello che fa, il che è molto diverso. Quando presiedi un organismo numeroso, devi rappresentare tutti.

Prima aveva più limiti, vero?

Il Papa ha il suo libro?Probabilmente sì. Ha voluto sempre essere com’è ora. In effetti molti dei gesti che compie ora li compiva già a Buenos Aires.

Sì, glielo ho dato. Si è congratulato con me e mi ha detto: “Sempre con queste cose, tu!”. Poi ha aggiunto che l’avrebbe letto e io gli ho risposto che non credevo che vi avrebbe trovato qualcosa di nuovo. Tutto quello che so di comunicazione l’ho imparato accanto a lui.

Che cosa pensa delle critiche nate all’interno della Chiesa contro di lui?

Ogni istituzione della Chiesa ha le sue preoccupazioni, temi e modi di affrontare le cose. È inevitabile che ognuna presenti un’immagine del Papa, per così dire, a partire dalla propria linea.

Crede che le resistenze al suo Pontificato aumenteranno?

Probabilmente aumenteranno man mano che andrà avanti la trasformazione che il Papa sta proponendo. Alcuni si vedranno costretti a dire che non sono d’accordo, ma è un bene che ci sia opinione pubblica all’interno della Chiesa. È il Papa stesso a promuoverla.

di Fran Otero

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14 novembre 2019

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