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Non sempre al seguito del Papa

· La Cappella Musicale Pontificia nella prima metà del XVII secolo ·

Tra le definizioni con cui si è cercato di sintetizzare l’unicità della Cappella pontificia rispetto ad altre cappelle ecclesiastiche c’è anche quella che la caratterizza come addetta alla persona del Papa anzichè al servizio di una Chiesa. La definizione coglie solo l’aspetto più appariscente della dipendenza della Cappella dal Pontefice regnante — il fatto ch’essa monopolizzasse la componente musicale dei riti officiati alla sua presenza — ma ragionare su tale limite è un buon modo per comprendere ciò che davvero rendeva unica questa istituzione, chiarendo, dopo la natura “contrattuale”, i contenuti operativi del rapporto di committenza a cui doveva la sua esistenza. Cominciamo dal dato che sembra sostenere meglio la definizione predetta: l’assiduità con cui i cantori papali, oltre a scortare il Papa quando andava a tenere cappella in questa o quella chiesa romana, ne seguivano i trasferimenti stagionali dai palazzi vaticani in zone più salubri di Roma, come accadeva soprattutto nella tarda primavera e in autunno (i mesi più caldi i Pontefici del Seicento usavano trascorrerli in villa — specialmente a Frascati o a Castel Gandolfo — e qui non era previsto che fossero seguiti dalla loro Cappella).

Nell’ultimo decennio del Cinquecento cominciò a imporsi il colle del Quirinale, comunemente detto Montecavallo per via delle gigantesche statue equestri antistanti il palazzo che vi aveva fatto edificare Gregorio XIII. Ma ancora Clemente VIII, asceso al soglio di Pietro nel 1592, scelse spesso di trascorrere il periodo estivo alle pendici del colle predetto, in quanto più comodamente raggiungibili da coloro che avevano a “negoziare” con la curia. In tal caso due erano gli edifici fra cui egli eleggeva la sua dimora: il palazzo di famiglia che i Colonna possedevano in piazza Santi Apostoli e il palazzo di San Marco (l’attuale Palazzo di Venezia), un edificio a mezza strada fra quella piazza e il Campidoglio, che la Sede Apostolica aveva ceduto da tempo all’ambasciatore della Serenissima e al cardinale titolare dell’annessa basilica di San Marco.

Ora, quali che fossero gli spostamenti dei Papi in questa o quella zona di Roma, essi comportavano un problema logistico che assillò i loro cantori fino al Seicento inoltrato: nessuno dei palazzi prescelti come alternativa a quelli vaticani disponeva di una cappella dove essi potessero espletare decorosamente il loro servizio quotidiano. Così, a meno che il Papa non si trasferisse nel palazzo di San Marco, dove era disponibile la basilica testé menzionata, i suoi cantori dovevano adattarsi a officiare nelle vicinanze della sua nuova residenza: nell’oratorio o nella chiesa di San Marcello in via del Corso, se egli aveva scelto di risiedere al Quirinale, oppure nella basilica dei Santi Apostoli, sulla piazza omonima, quando accettava l’ospitalità dei Colonnesi.

Non sembra tuttavia che una così pronta disponibilità rispondesse a qualche necessità personale del Papa di turno. Stando alle fonti a nostra disposizione nessun Papa (o almeno nessuno di quelli che regnarono nel periodo storico che ci interessa) mise mai piede in codeste sedi temporanee della loro Cappella. E ciò anche se qualcuno — Clemente VIII, ad esempio — risulta essersi compiaciuto di andare a dire messa in qualche chiesa nei pressi del Quirinale. Tant’è vero che, dovendo indire una cappella o un concistoro, per così dire, “fuori stagione” ci si ritrasferiva tutti in Vaticano, oppure si ripiegava su una chiesa come Santa Maria in Aracoeli, a fianco del Campidoglio, ossia su un sito consacrato adatto per rango e capienza ad accogliere i cardinali, la nobiltà e le autorità cittadine che usavano intervenire alle funzioni papali.

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05 dicembre 2019

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