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Non regge la tregua tra Israele e la Jihad islamica

· Nuove operazioni nella Striscia di Gaza dopo il lancio di razzi ·

L’esercito israeliano ha fatto sapere nella notte di aver ripreso gli attacchi contro obiettivi collegati alla Jihad islamica nella Striscia di Gaza dopo il lancio di alcuni razzi dal territorio palestinese contro Israele. La tregua, annunciata alle 5.30 di ieri, non ha retto. Lanci di razzi sono stati registrati ieri pomeriggio e ancora in serata: gli ordigni sono stati intercettati.

Le scuole delle comunità israeliane attorno alla Striscia sono chiuse oggi a causa dell’emergenza sicurezza. «La decisione — si legge in un comunicato — è stata presa per le preoccupazioni legate alla sicurezza di studenti e insegnanti». Ieri l’esercito aveva tolto, dopo il raggiungimento dell’accordo sulla tregua, le misure di sicurezza straordinarie in tutto il paese, comprese le zone israeliane attorno al territorio palestinese controllato da Hamas. Israele aveva anche riaperto i valichi annunciando il ritorno alla normalità. «Le nuove regole del gioco sono chiare: l’esercito opererà a piena latitudine e senza restrizioni» ha detto ieri il nuovo ministro della difesa israeliano, Naftali Bennett, riferendosi a possibili nuove operazioni nella Striscia di Gaza per fermare gli attacchi dei jihadisti. «Un terrorista — ha aggiunto — che prova a colpire cittadini israeliani non potrà più dormire in pace, né a casa sua nel suo letto né in qualsiasi nascondiglio».

In precedenza, come detto, Israele e la Jihad islamica avevano raggiunto un accordo per la tregua grazie soprattutto alla mediazione delle Nazioni Unite e dell'Egitto. «Egitto e Nazioni Unite hanno lavorato duramente per evitare la più pericolosa escalation attorno Gaza che avrebbe portato a una guerra. Le prossime ore e giorni saranno decisivi. Tutti devono mostrare la massima moderazione e fare la loro parte per prevenire un bagno di sangue. Il Medio oriente non ha bisogno di altre guerre» aveva scritto su Twitter il coordinatore speciale per il processo di pace in Medio oriente, Nickolay Mladenov, dopo l’annuncio dell’accordo per il cessate il fuoco.

La recente crisi tra Israele e la Jihad islamica — un gruppo diverso, autonomo e più piccolo rispetto a Hamas — era iniziata martedì scorso. In circa due giorni sono morti almeno 34 palestinesi e circa 100 sono stati feriti. Dalla Striscia di Gaza, invece, sono stati lanciati circa 300 razzi, il 90 per cento dei quali è stato intercettato da Iron Dome.

L'escalation della crisi è iniziata con i bombardamenti mirati compiuti da Israele contro due importanti membri della Jihad Islamica. Nel primo attacco, compiuto nella notte tra lunedì e martedì nella Striscia, è stato ucciso Baha Abu Al Ata, uno dei comandanti del gruppo il cui nome era stato citato molto negli ultimi mesi da parecchi giornali israeliani. Abu Al Ata era stato individuato dal governo israeliano come principale responsabile del lancio di razzi dello scorso maggio dalla Striscia contro Israele: il governo israeliano aveva già approvato un’operazione contro di lui prima delle elezioni di metà settembre, ma poi l’aveva rimandata per qualche dubbio dei militari e per evitare di iniziare una crisi appena prima del voto. L’operazione è stata poi approvata di nuovo a novembre. Secondo la stampa internazionale, Israele aveva compiuto un secondo attacco contro un altro importante membro della Jihad Islamica, Akram al Ajouri. Questa operazione — secondo fonti giornalistiche — era stata compiuta a Damasco. Nessuna conferma ufficiale è arrivata dallo stato ebraico.

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