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Non regge la tregua ad Aleppo

· Mosca sospende le operazioni di evacuazione dei civili dopo l’attacco dei ribelli a un convoglio ·

Damasco, 17. Non regge, la tregua di Aleppo. L’evacuazione umanitaria ripresa per poche ore ieri è già stata sospesa a causa del riesplodere delle violenze. La decisione di interrompere le operazioni sarebbe stata presa dalla Russia dopo l’attacco a uno dei convogli avvenuto a un check point: i ribelli avrebbero cercato di prendere ostaggi tra i soldati di guardia. L’evacuazione riguarda sia i civili che i ribelli. Questi ultimi sono stati autorizzati a lasciare Aleppo est e a dirigersi verso le aree ancora contese nella regione di Idlib, ma a patto che portino con loro esclusivamente armi leggere. 

L’esercito di Assad, grazie anche al fondamentale supporto dei russi, ha ormai il controllo di tutta la città. Ieri il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, il quale ha sottolineato: «Oggi Aleppo è sinonimo di inferno». Il segretario generale ha denunciato come ci sia «una mancanza di solidarietà, una mancanza di pietà» per la Siria. «È una questione di persone che seguono solo ristretti interessi personali o nazionali», ha detto, denunciando «l’uccisione di centinaia di migliaia di persone, che dobbiamo respingere in nome dell’umanità». Sarebbero solo quattro i convogli che ieri hanno lasciato Aleppo est prima della sospensione dell’evacuazione. Secondo la televisione di stato siriana, più di novemila persone hanno abbandonato la città: 3475 uomini, 3137 donne e 2359 bambini. Tra questi anche 108 feriti. Numeri che la Croce rossa internazionale riduce però di metà, parlando di quattromila civili evacuati. Alcune migliaia sarebbero invece i ribelli fuggiti con le loro famiglie nella scorsa notte. Presto dovrebbe iniziare anche l’evacuazione dei due villaggi sciiti accerchiati dai ribelli a Foua e Kefraya, concordata come condizione per avviare quella di Aleppo. Sono 15.000 le persone da mettere in salvo.

Sul piano diplomatico, ieri, il presidente russo Vladimir Putin, in visita in Giappone, ha annunciato una nuova grande iniziativa di pace a cui sta lavorando insieme al presidente turco Recep Tayyip Erdoğan: un tavolo di trattative per una pace complessiva che sarà aperto in Kazakhstan e che ospiterà il governo di Damasco e le opposizioni, ovvero la galassia di gruppi che sono etichettati come “ribelli”.

Teheran ha comunicato oggi che i ministri degli esteri di Iran, Russia e Turchia si incontreranno il 27 dicembre prossimo a Mosca per discutere la situazione in Siria. Sul piano militare, Aleppo non è l’unico fronte di guerra ancora aperto. Almeno 52 miliziani del cosiddetto stato islamico (Is) sono rimasti uccisi ieri in combattimenti con militari siriani intorno a Palmira, riconquistata a sorpresa dai jihadisti fra sabato e domenica scorsi. Intanto, una bambina di appena sette anni è stata usata ieri per attaccare un commissariato di polizia a Midan, quartiere meridionale di Damasco. Secondo l’edizione on-line del quotidiano «Al Watan», la piccola è entrata nell’ufficio con l’aria spaesata, come se si fosse perduta. Avrebbe quindi chiesto di poter andare al bagno quando all’improvviso è saltata in aria. La cintura esplosiva che indossava non sarebbe stata azionata da lei, ma fatta detonare a distanza. Stando al giornale, tre agenti avrebbero riportato lesioni, mentre testimoni oculari hanno riferito che vi sarebbero stati almeno tre morti più un ferito. È la prima volta in Siria in cui si fa ricorso a un minorenne per portare a termine un attentato suicida. 

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