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​Non rassegnarsi
allo scandalo della povertà

· ​Il Papa torna a denunciare l’ingiustizia sociale frutto dell’avidità e dello sfruttamento ·

«Non si può restare inerti e tantomeno rassegnati» di fronte allo «scandalo» dell’«estendersi della povertà a grandi settori della società in tutto il mondo». Lo scrive Papa Francesco nel messaggio per la prima giornata mondiale dei poveri, che si celebra il prossimo 19 novembre, trentatreesima domenica del tempo ordinario.

Daniela Matchael, «Favela»

Istituita lo scorso anno a conclusione del giubileo della misericordia, la giornata costituisce per tutta la comunità cristiana un’occasione per testare la capacità «di tendere la mano ai poveri, ai deboli, agli uomini e alle donne cui viene troppo spesso calpestata la dignità», come ha spiegato l’arcivescovo Rino Fisichella, presidente del Pontificio consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, presentando il testo del messaggio martedì mattina, 13 giugno, nella Sala stampa della Santa Sede. In questa prospettiva il dicastero preparerà un sussidio pastorale che sarà disponibile dal mese di settembre, per permettere «ai sacerdoti e al mondo del volontariato di vivere ancora più intensamente» il senso della giornata.

L’appuntamento centrale del 19 novembre sarà la messa presieduta dal Pontefice con i poveri e i volontari. Per questi ultimi, in particolare, è prevista anche una veglia di preghiera sabato 18, a San Lorenzo fuori le Mura: un’ occasione per fare memoria del «grande santo romano» che elevò «la figura del povero a vero e unico “tesoro” della Chiesa». Questa attenzione privilegiata ha rappresentato una costante nella storia ecclesiale, come ha sottolineato nel suo intervento il vescovo José Octavio Ruiz Arenas, segretario del dicastero, ricordando che per Papa Francesco «l’opzione per i poveri è una categoria teologica prima che culturale, sociologica, politica o filosofica», e costituisce «una forma speciale di primazia nell’esercizio della carità cristiana, della quale dà testimonianza tutta la tradizione della Chiesa».

Il messaggio del Papa

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26 febbraio 2020

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