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Non problema ma parte della soluzione

· ​Libertà religiosa e diritti umani nell’Europa del XXI secolo ·

Pubblichiamo stralci dell’intervento che il Segretario per i Rapporti con gli Stati della Santa Sede tiene a Roma, a Palazzo Giustiniani, nel pomeriggio del 13 ottobre alla conferenza annuale dell’Accademia internazionale per lo sviluppo economico e sociale intitolata «Libertà religiosa, sicurezza e sviluppo in Europa».

Aligi Sassu, «Il concilio Vaticano II» (1964)

Nel contesto europeo, il concetto dei diritti umani sorge, a partire dal XVIII secolo, come affermazione della dignità di ogni singola persona, indipendentemente dalle proprie idee, convinzioni o appartenenza religiosa. Sin dagli inizi, tale affermazione dei diritti dell’uomo si è basata su principi ritenuti evidenti e comuni a tutti gli esseri umani; principi che sino a oggi hanno mantenuto tutto il loro significato, costituendo il fondamento della cultura dei diritti umani.

A partire dal concilio Vaticano II, anche la Chiesa cattolica, dopo una riflessione lunga e non priva di difficoltà, si è dotata di un quadro normativo rinnovato per le relazioni che potremmo qualificare come “esterne”: con le altre religioni, con gli Stati e, più profondamente, con la società e la cultura del nostro tempo. Non si è trattato di un semplice mutamento di politiche, bensì di un autentico rinnovamento, reso possibile, come sempre accade per i processi di riforma della Chiesa, da un’approfondita riflessione teologica sulla propria identità. Tutto ciò l’ha portata a ricomprendere il proprio rapporto con il mondo, in una feconda tensione, che ancora oggi sperimentiamo, tra la valorizzazione di ciò che di positivo la civiltà moderna apporta, e uno spirito critico verso ciò che appare non coerente con il Vangelo e con la retta ragione.

Tra i diritti umani, una posizione di rilievo spetta alla libertà religiosa, che Benedetto XVI ebbe a definire come «il primo dei diritti, perché, storicamente, è stato affermato per primo, e, d’altra parte, ha come oggetto la dimensione costitutiva dell’uomo, cioè la sua relazione con il Creatore». Inoltre, la libertà religiosa, intesa come diritto a vivere nella verità della propria fede e nel rispetto della dignità trascendente della persona umana, è la fonte e la sintesi dei diritti. Ne consegue, continua Benedetto xvi, che «negare o limitare in maniera arbitraria tale libertà significa coltivare una visione riduttiva della persona umana; oscurare il ruolo pubblico della religione significa generare una società ingiusta, poiché non proporzionata alla vera natura della persona umana; ciò significa rendere impossibile l’affermazione di una pace autentica e duratura di tutta la famiglia umana».

Più recentemente Papa Francesco ha ricordato che la libertà religiosa «è un diritto fondamentale che plasma il modo in cui noi interagiamo socialmente e personalmente con i nostri vicini, le cui visioni religiose sono diverse dalla nostra».

Si comprende così la grande considerazione in cui la Santa Sede tiene la libertà religiosa e i suoi sforzi affinché gli Stati e le organizzazioni internazionali possano tenerla da conto come un parametro essenziale di valutazione del reale grado di libertà in una società e un criterio per valutare lo stato di salute di una democrazia.

La Santa Sede sostiene perciò da sempre l’opportunità di un dialogo diretto e anche istituzionalizzato tra autorità civili e confessioni religiose. Ciò vale a livello degli Stati, ma anche per i poteri locali e per le Organizzazioni internazionali. Un tale dialogo è particolarmente importante nel contesto di una società multipolare. Infatti, se le religioni non sono parte della soluzione, diventano facilmente parte del problema.

di Paul Richard Gallagher

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09 dicembre 2019

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