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Non possiamo
e non vogliamo dimenticare

· ​Le parole del capo di stato italiano per il 25 aprile ·

«Festeggiare il 25 aprile significa celebrare il ritorno dell’Italia alla libertà e alla democrazia, dopo venti anni di dittatura, di privazione delle libertà fondamentali, di oppressione e di persecuzioni». È quanto ha affermato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che si è recato questa mattina a Vittorio Veneto per celebrare il 25 aprile, festa in Italia della Liberazione dal nazifascismo. Sottolineando l’importanza di «ricordare la fine di una guerra ingiusta, tragicamente combattuta a fianco di Hitler (...), per affermare tirannide, volontà di dominio, superiorità della razza, sterminio sistematico», Mattarella ha concluso che «non possiamo, e non vogliamo, dimenticare il sacrificio di migliaia di italiani, caduti per assicurare la libertà di tutti gli altri».

Mattarella ha scelto per la cerimonia centrale di questa giornata la città trevigiana decorata della medaglia d’oro al valor militare per il comportamento della sua popolazione tra il settembre 1943 e l’aprile del 1945. Durante la cerimonia ufficiale, tenutasi al Teatro Da Ponte il capo dello stato ha evidenziato come sotto il fascismo «non era permesso avere un pensiero autonomo» e come fosse implicito «che tutto si potesse risolvere con l’uso della violenza».

Il presidente ha aperto la giornata di celebrazioni a Roma deponendo una corona sul monumento al Milite ignoto, Altare della Patria. Ad accompagnarlo il presidente del consiglio dei ministri Giuseppe Conte, il ministro della difesa Elisabetta Trenta, il sindaco Virginia Raggi, il presidente della regione Lazio Nicola Zingaretti.

Ieri al Quirinale Mattarella aveva incontrato gli esponenti delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma, sottolineando che la loro testimonianza è «argine di verità contro le interessate riscritture della storia». Nel ricordare il significato del 25 aprile di 74 anni fa ha parlato di «secondo Risorgimento» per l’Italia e per il popolo italiano «in grado di riscattarsi e di riappropriarsi del proprio destino contro un regime nemico dei suoi stessi cittadini».

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20 novembre 2019

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