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Non possiamo
chiudere gli occhi

· Il Pontefice richiama la comunità internazionale sulla tragedia dei profughi in Siria e Iraq ·

Assicurare «protezione e futuro» agli sfollati a causa della guerra «è un dovere di civiltà». Lo ha ricordato Papa Francesco nel discorso rivolto ai partecipanti al sesto incontro di lavoro sulla crisi in Iraq, in Siria e nei paesi limitrofi, promosso dal Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, apertosi alla Pontificia università Urbaniana giovedì 13 settembre.

Ricevendoli in udienza nella mattina di venerdì 14, nella Sala del Concistoro, il Pontefice ha esortato in particolare a non «chiudere gli occhi sulle cause che hanno costretto milioni di persone a lasciare, con dolore, la propria terra». Da qui l’appello a «tutti gli attori coinvolti» e alla «comunità internazionale» perché, attraverso «un rinnovato impegno», sia garantito il «rientro sicuro» dei rifugiati nelle loro terre di origine.

Con accenti preoccupati il Papa ha messo in guardia dal «rischio che la presenza cristiana sia cancellata proprio nella terra da cui si è propagata nel mondo la luce del Vangelo». Dal canto suo, ha assicurato, «la Chiesa lavora assiduamente per garantire un futuro a queste comunità cristiane», sostenendole «con la vicinanza nella preghiera e la carità concreta» affinché non si rassegnino «alle tenebre della violenza».

Esprimendo compiacimento per «il grande lavoro» svolto soprattutto «per sostenere il rientro delle comunità cristiane nella piana di Ninive, in Iraq», e per «le cure sanitarie assicurate a tanti malati poveri in Siria, in particolare attraverso il progetto “Ospedali aperti”», Francesco ha incoraggiato l’azione di coloro che operano «a nome della Chiesa»: E ha chiesto loro di «continuare a prendersi cura dell’educazione dei bambini, del lavoro dei giovani, della vicinanza agli anziani, della cura delle ferite psicologiche; senza dimenticare quelle dei cuori, che la Chiesa è chiamata a lenire».

Al tempo stesso, il Pontefice ha lanciato un appello accorato alla comunità: «Chiedo con forza — ha scandito — di non dimenticare i tanti bisogni delle vittime di questa crisi, ma soprattutto di superare la logica degli interessi e di mettersi al servizio della pace ponendo fine alla guerra».

Il discorso del Papa

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18 novembre 2018

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