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Non più stranieri ma membri onorari

Piedi induriti dal freddo o bruciati dalla sabbia del deserto. Piedi che scappano da guerre e violenze, che calpestano filo spinato, che affondano nell’acqua e nel fango. Piedi piagati da chilometri di cammino sulle rotte impervie della speranza. Ma ora quei piedi, abituati a muoversi velocemente per sfuggire a violenze, fame e povertà, sono lanciati in una corsa verso l’integrazione. Perché lo sport vero serve anche a questo. Ecco il significato del gesto di Athletica Vaticana di tesserare in squadra come “membri onorari” Ansou Cisse e Jallow Buba, entrambi musulmani, accolti in Italia dalla Cooperativa Auxilium.

I piedi dei migranti raccontano, più di tante parole, l’orrore e la disperazione di vite in fuga. Proprio come quella del giovane Jallow, ventiduenne scampato all’inferno del Gambia — si guadagnava da vivere con l’uniforme militare — e sbarcato in Italia il 2 febbraio 2017 passando per Senegal, Mali, Algeria e Libia. Qui è stato vittima per ben tre volte di bande criminali che lo hanno venduto ripetutamente. O come quella di Ansou, ventenne senegalese, studente con la passione della filosofia, che ha attraversato Mali, Burkina Fasu, Niger e Libia ed è approdato in Italia il 20 marzo 2017 dopo aver sperimentato sulla propria pelle la paura e le sopraffazioni e aver visto anche morire lo zio con cui stava cercando un futuro migliore.

È stato il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio consiglio della cultura, a consegnare simbolicamente le canotte biancogialle ad Ansou e a Jallow. «Questi due giovani fanno parte a pieno titolo, e con tutti i diritti, di una rappresentativa della Santa Sede, per la sua stessa natura, e non come stranieri da accogliere» ha fatto presente il porporato. «È un gesto di concreta integrazione attraverso lo sport per rilanciare gli appelli del Papa e in sintonia con la scelta del Comitato olimpico internazionale di creare un team di atleti rifugiati» gli fa eco il presidente di Athletica Vaticana, monsignor Sánchez de Toca.

Non sono certo due top runner africani in caccia di ingaggi, ma due ragazzi in cerca di un futuro. Hanno subito stretto rapporti di amicizia, iniziando ad allenarsi con la squadra. E partecipano anche alle gare: in particolare sono stati protagonisti, un mese fa, nella grande staffetta promossa da Telethon per contribuire alla ricerca sulle malattie rare. Il loro riferimento è il centro di accoglienza per richiedenti asilo di Castelnuovo di Porto, vicino a Roma. Proprio in quella struttura Papa Francesco si è recato il 24 marzo 2016 per celebrare la messa del Giovedì Santo. E davanti ai piedi di dodici migranti — come Ansou e Jallow — il Pontefice si è inginocchiato per lavarli, asciugarli, baciarli.

Athletica Vaticana ha così seguito l’indicazione concreta del suo “coach spirituale” d’eccezione, Papa Francesco, per rilanciare quel gesto forte compiuto in un luogo simbolo del disagio e della sofferenza del nostro tempo. E così, domenica 20 gennaio l’esordio vero di Athletica Vaticana sarà alla Corsa di Miguel, con arrivo dentro lo stadio Olimpico: i “maratoneti del Papa” e i migranti di Castelnuovo di Porto correranno insieme. Anche nella manifestazione non competitiva “Strantirazzismo”: una tre chilometri con famiglie e scuole romane per dire sì all’accoglienza.

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