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Non più invisibili

· ​Da vent’anni una fondazione aiuta i bambini di strada a Città del Messico ·

Dagli Hogares Providencia fondati nel 1979 da Alejandro García Durán de Lara (meglio conosciuto come padre Chinchachoma, cioè “testa pelata”) alla Fundación San Felipe de Jesús guidata da don Francisco Crisanto Quintero Reyes: a Città del Messico, grazie a queste realtà legate alla comunità cattolica, i bambini di strada da tempo non sono più “invisibili”, interessano a qualcuno. «Renderli visibili fu il suo grande merito», afferma don Crisanto all’agenzia Fides, parlando di padre Chinchachoma. Quest’ultimo, arrivato in Messico dalla Spagna, stabilì subito un contatto con i bambini di strada: venivano dalla provincia e dormivano nei parchi, in terreni abbandonati, nelle stazioni degli autobus, sotto i ponti. Il religioso (apparteneva all’ordine degli scolopi) «si avvicinava loro con rispetto, con affetto, li abbracciava, li chiamava per nome». Diede vita così agli Hogares Providencia. Quintero Reyes li rilevò un anno dopo la sua morte, avvenuta nel 1999. All’epoca accoglievano 144 tra bambini e ragazzi in quattordici case, diventate poi diciassette con 200 ospiti.

Don Crisanto aveva nel frattempo dato vita alla Fundación San Felipe de Jesús per i bambini di strada, in seguito alla richiesta di una parrocchia: «Rimasi commosso quando vidi arrivare i primi ragazzini: erano sporchi, drogati». Cominciò così la fondazione che prese il nome dalla chiesa dove si era insediata, una parrocchia molto povera, nei pressi della stazione centrale degli autobus. I primi quindici bambini dormivano sui banchi della chiesa, sul sagrato, fin quando, grazie ai parenti del celebre comico messicano Cantinflas e alla loro fondazione, fu possibile allestire un refettorio. La realtà cambiò radicalmente: «Oggi — racconta don Crisanto — lavoriamo soprattutto sulla prevenzione, poiché i bambini per le strade sono assai diminuiti. A Città del Messico ce ne sono meno di mille, mentre all’epoca ce n’erano seimila. Ora si fermano nelle città di provincia, e quelli che stanno per strada hanno una famiglia in cui ritornano la sera, anche se soffrono povertà affettiva, emozionale e morale». La maggioranza lavora, ma tanti vengono reclutati dalle mafie, spesso per la prostituzione. «Sono bambini buoni, che lavano i parabrezza ai semafori o fanno altri lavoretti. E portano i soldi a casa», spiega ancora il sacerdote. La fondazione sostiene un migliaio di minorenni, con una terapia psicologica, attività sportive e artistiche, aiutandoli a sviluppare la resilienza per poter affrontare meglio le difficoltà. Soprattutto, come diceva padre Chinchachoma, «diamo loro ciò di cui hanno più bisogno: amore e attenzione, senza i quali sono vittima della droga, dell’alcol e della violenza». Violenza che ha messo in pericolo la stessa fondazione: tempo fa un educatore è stato sequestrato e altri due malmenati in seguito alla denuncia contro un falso centro di riabilitazione che reclutava i bambini e li obbligava a lavorare.

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22 ottobre 2019

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