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Non in nome dell’islam

· La condanna della barbarie fondamentalista nei Paesi musulmani ·

Il disprezzo e la profonda disapprovazione per la barbarie seminata dai sostenitori del cosiddetto Stato islamico non albergano soltanto nella popolazione occidentale. Anche nei Paesi con una significativa, quando non addirittura schiacciante, presenza musulmana — dalla Nigeria alla Giordania e all’Indonesia — si registra un’opinione decisamente negativa nei confronti di quella strategia del terrore che i recenti attentati compiuti a Parigi e a Beirut hanno prepotentemente riportato alla ribalta. 

Unica eccezione il Pakistan, dove la maggioranza della popolazione non esprime al riguardo un’opinione esplicita. È quanto emerge da un’indagine compiuta dal Pew Research Center, l’importante centro studi statunitense, con sede a Washington, specializzato nell’analisi dei fenomeni sociali, spesso con riferimento all’aspetto religioso.

La ricerca, rende noto il centro studi, è stata compiuta in undici Stati a maggioranza musulmana tra l’aprile e il maggio di quest’anno. Ben prima dunque dell’ultima sanguinosa escalation di terrore. Con risultati che mostrano come in realtà i fedeli del Corano non guardino affatto di buon occhio a quelle milizie, attualmente di stanza in Iraq e in Siria, che progettano di estendere i tentacoli del loro farneticante califfato. Infatti, in nessuno degli undici Paesi presi in considerazione più del 15 per cento degli intervistati ha mostrato un atteggiamento minimamente favorevole alla condotta estremista. Guida la classifica il Libano — uno dei teatri degli ultimi sanguinosi attentati — dove quasi la totalità della popolazione (99 per cento) ha espresso un parere fortemente negativo nei confronti dello Stato islamico e delle sue efferatezze. Nel dettaglio, il disgusto è condiviso dai musulmani sunniti (98%) e da musulmani sciiti e cristiani libanesi (100%). Non molto diversa la situazione in Israele (97%) e in Giordania (94%). Ma estremamente negativo è il giudizio sullo Stato islamico che emerge anche dai territori palestinesi: Striscia di Gaza (92%) e Cisgiordania (79%).

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15 novembre 2019

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