Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Nessuno deve perdere
la dignità

· ​I presuli beninesi sul sovraffollamento carcerario ·

 Sembra avere avuto effetto in Benin la forte presa di posizione dell’episcopato per denunciare lo stato degradante delle carceri nel paese. Nei giorni scorsi le autorità hanno inaugurato un nuovo penitenziario situato vicino ad Abomey, «conforme alle norme internazionali» ha detto il ministro della giustizia, Joseph Djogbenou, sottolineando l’importanza di ridare dignità ai detenuti: «Hanno perduto la libertà ma non la dignità ed è fondamentale che la fede nella giustizia non sia un vano proclama ma si traduca in atti concreti».
Com’è noto, alcune settimane fa i presuli hanno invitato il governo a migliorare le condizioni di vita all’interno delle prigioni. In dichiarazioni rilasciate al termine di un’assemblea tenutasi a Cotonou, il vescovo di Abomey, Eugène Cyrille Houndékon, incaricato delle comunicazioni sociali, ha riferito che «nel corso delle loro attività pastorali nei penitenziari del Benin sono stati evidenziati il sovraffollamento carcerario e le difficili condizioni di vita dei detenuti. Essendo il rispetto della dignità umana un principio fondamentale della dottrina sociale della Chiesa, i vescovi invitano i poteri pubblici a operare per il miglioramento delle condizioni di detenzione nelle prigioni». Un allarme condiviso dallo stesso guardasigilli che aveva parlato di «stato di putrefazione sociale» all’interno delle carceri, precisando che le dieci prigioni ripartite sul territorio nazionale ospitano 7179 detenuti, dei quali 2429 condannati e 4550 in fermo provvisorio, e lamentando che la capienza di ognuna è fuori norma.
I casi più gravi si registrano proprio ad Abomey (tre detenuti per un posto) e a Kandi (due per un posto). «La struttura che ospita la prigione civile di Abomey — denuncia padre Juste Yelouassi, l’ex cappellano — è una costruzione che risale all’epoca coloniale. Prevista per duecentocinquanta detenuti, ne accoglie oltre novecento, adulti e minori che vivono nell’insalubrità più totale». Per l’attuale cappellano, padre Miguel Adjovi, il sovraffollamento è dovuto in particolare alla lentezza con cui vengono esaminati i capi d’imputazione. Ci sarebbero casi che attendono una sentenza da addirittura cinque anni. Poi, il problema sanitario: «Gli spazi ristretti facilitano lo sviluppo e la diffusione delle malattie. E non ci sono gli strumenti per farsi curare. La diocesi dà il suo aiuto ma non è sempre sufficiente».

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

20 novembre 2017

Prossimi eventi

NOTIZIE CORRELATE