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Per non essere complici

· I vescovi europei sul commercio di minerali nelle zone di guerra ·

Domani a Strasburgo il Parlamento europeo esaminerà in sessione plenaria una proposta di legge tesa ad arginare il flusso di soldi verso i gruppi armati presenti nelle aree di conflitto, alimentato dalla vendita di stagno, tantalio, tungsteno, oro provenienti da quelle zone.

Il provvedimento, che ha l’obiettivo di imporre alle compagnie importatrici maggiore trasparenza e tracciabilità degli acquisti, dovrebbe essere votato nella giornata di mercoledì. Un tema, quello delle materie prime provenienti dalle zone di guerra, sul quale sono già intervenute associazioni e organizzazioni di vari Paesi europei che si battono per una regolamentazione della materia. Anche la Chiesa nell’ottobre scorso — con un documento firmato da 146 vescovi di 38 nazioni dei cinque continenti — ha chiesto più controlli sulla catena di approvvigionamento dei minerali, per non rendersi complici del finanziamento delle guerre.

«Grande potenza commerciale, l’Unione europea — si legge nel testo dei presuli — importa una quantità importante di materie prime provenienti da zone di conflitto. Attraverso la loro catena di approvvigionamento, alcune imprese europee si rendono dunque complici di abusi. Questa situazione non è tollerabile. Gli Stati sono tenuti a fare il possibile per assicurare condizioni di pace, non solo nel proprio territorio ma in tutto il mondo». Da qui la richiesta ai governi, ai cittadini e agli uomini d’affari di assumersi le loro responsabilità e di garantire che le aziende si approvvigionino di risorse naturali in maniera responsabile. Stop quindi allo sfruttamento minerario e commerciale e al conseguente finanziamento dei conflitti armati.

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17 ottobre 2019

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