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​Non è una scorciatoia

Nell’esortazione ai giudici della Rota a una «conversione pastorale» del loro difficile ministero di giustizia, almeno per quanto attiene il giudizio sulla validità del vincolo matrimoniale, Papa Francesco non ha voluto fare un appello all’indulgenza per risolvere le sempre più numerose situazioni critiche familiari che si verificano anche all’interno della Chiesa. La sua non è una scorciatoia, come molti sembrano pensare, per aprire alle seconde nozze in modo traverso.

Semplicemente, come già altre volte, il Pontefice ha posto la questione da un punto di vista differente. Ha proposto cioè uno sguardo nuovo sulla situazione, legato al contesto storico in cui la crisi delle famiglie sta vivendo i suoi punti più drammatici e difficili: per molti cristiani, infatti, la scelta di sposarsi in chiesa avviene in una condizione che ignora l’importanza e la profondità del vincolo, in uno stato ormai molto diffuso di analfabetismo della tradizione cristiana.

Il Papa dice infatti, con chiarezza, che «l’abbandono di una prospettiva della fede sfocia inesorabilmente in una falsa conoscenza del matrimonio, che non rimane priva di conseguenze nella maturazione della volontà nuziale». Il matrimonio religioso quindi non è il punto di arrivo di una consapevolezza, diffusa e condivisa anche dalla cultura circostante, di una scelta di vita matura, ma piuttosto un punto di partenza confuso, dal quale spesso si esce con un profondo senso di fallimento e di dolore, proprio e degli altri. Da questo fallimento non raramente si dipanano un percorso nuovo e una coscienza diversa, che nascono dal dolore dell’esperienza vissuta e che possono portare a desiderare – con piena consapevolezza – di vivere un’unione coniugale benedetta dal sacramento e stavolta valida.

In questi casi, allora, la rottura del primo legame matrimoniale, invece di essere considerata un fallimento, può essere interpretata come un’occasione: un’occasione per la Grazia di smuovere il cuore degli ex-coniugi sofferenti, per far loro comprendere quello che nessuno è stato in grado di insegnare. E quindi può essere giudicato, a posteriori, un punto di partenza non del tutto negativo.

L’attenzione alle condizioni mentali, al livello di consapevolezza con i quali è stato affrontato il primo legame, condizioni strettamente legate al contesto storico-sociale, vuol dire certo temperare il giudizio con la misericordia.

Ma soprattutto vuol dire riconoscere le vie attraverso le quali la Grazia interviene nelle vite umane, magari segnando un percorso di conversione. Vuol dire saper riconoscere ancora una volta che le vie del Signore sono infinite. E diverse dalle nostre.

di Lucetta Scaraffia

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27 giugno 2019

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