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Non è solo un gioco

· Punti di resistenza ·

Insegnare il rispetto delle regole attraverso gli scacchi

Cocciano, periferia di Frascati. È al primo piano della biblioteca comunale di Piazza Fulvio Nobiliore che Rosario Lucio Ragonese e Carla Mircoli insegnano ai bambini il rispetto delle regole attraverso il gioco degli scacchi. «Dal 2004 al 2010, a Torre Angela, a sud di Roma, fuori il Grande raccordo anulare, abbiamo combattuto l’esclusione sociale e l’emarginazione — racconta Carla Mircoli, insegnante, giocatrice e istruttrice di scacchi — Abbiamo cercato di accendere la speranza facendo leva sul fatto che chiunque può avere l’opportunità di potersi esprimere nello sport senza distinzione di razza, di sesso, di ceto sociale. Gli scacchi custodiscono in sé un valore intrinseco: la disciplina, l’autostima, la valorizzazione e il rispetto dell’avversario con cui ci si relaziona anche dopo una partita».

Nella Scuola primaria G.B. Basile gli scacchi sono “usciti” fuori dalle aule e hanno conquistato il quartiere: «Abbiamo compreso che occorreva fare cultura in strada, nei parchi, nelle piazze, nelle parrocchie e nei centri anziani — prosegue Carla — Abbiamo capito come attraverso gli scacchi i giovani possono imparare a dialogare, ascoltare e crescere lasciandosi alle spalle il modello del bullo della classe, del quartiere o della borgata».

Per questo, al loro impegno di insegnanti hanno affiancato la sfida di far conoscere il gioco degli scacchi per la lotta al bullismo anche in altri contesti come teatri, biblioteche, piazze di Roma, librerie e università. «Dopo Tor Vergata e la Sapienza di Roma si è pensato di promuovere un momento di sensibilizzazione presso l’aula multimediale dell’Università Lumsa di Roma insieme all’Unione cattolica della stampa italiana e in collaborazione con il Centro sportivo italiano di Roma — spiega Rosario Lucio Ragonese, direttore tecnico dell’Asd Frascati Scacchi — Quest’anno ci hanno spinto le parole di Papa Francesco e le sollecitazioni del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che entrambi, in più occasioni, hanno sollecitato l’importanza di combattere il bullismo».

L’iniziativa del 17 maggio scorso che ha registrato la presenza di Gianpietro Pagnoncelli, Presidente della Federazione scacchistica italiana, è stata «utile a far riflettere su una problematica di stretta attualità che chiama in causa tutte le agenzie educative, università compresa» ha sottolineato il rettore della Lumsa Francesco Bonini salutando i partecipanti all’incontro. «È un gioco antichissimo che insegna anche a gestire l’aggressività e che fa comprendere ai bambini come agli adolescenti l’importanza di riconoscere le conseguenze che derivano dai nostri comportamenti» ha aggiunto Davide Martinelli, esperto di dipendenza da Internet e cyberbullismo al Policlinico Gemelli di Roma. «Quella degli scacchi è la metafora della vita — ha spiegato Marcello Severoni, sociologo e criminologo all’Università Sapienza di Roma — Al riguardo sono stati scritti libri e girati film. Non ultimo uno dei capolavori della cinematografia mondiale: Il Settimo Sigillo di Ingmar Bergman (1958), dove il cavaliere nella sua partita con la morte, a un passo da essa, si redime. Quasi a dire che c’è sempre la speranza per un riscatto, ma questo dipende principalmente dalla famiglia e dalla scuola».

Gli scacchi sono uno strumento formidabile «di educazione, di argine al bullismo — ha sottolineato Saverio Simonelli, presidente dell’Ucsi Lazio — perché aiutano i ragazzi a capire che ogni mossa, ogni azione può provocare una serie più o meno imprevedibile di conseguenze di cui però più cresco nella competenza e più ne posso calcolare. E soprattutto comprendere che queste mie azioni condizionano chi ho davanti, l’altro da me, l’avversario di cui però ho bisogno, perché senza una controparte non c’è partita e la partita ha bisogno di regole da rispettare, pena l’insensatezza, esattamente come accade nella vita».

Per Daniele Pasquini, presidente del Centro sportivo italiano di Roma «l’attività scacchistica non è solo un gioco, ma uno sport che può educare a costruire i cittadini del futuro». La giornata si è conclusa con una simultanea della pluricampionessa italiana Daniela Movileanu, che proprio a Torre Angela ha mosso i primi pezzi sulla scacchiera, con un gruppo di bambini della scuola Nostra Signora di Lourdes che ha sposato il progetto «scacchi contro il bullismo».

di Vincenzo Grienti

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19 luglio 2019

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