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Non è reato
fuggire dalla guerra

· ​L’Unione europea di fronte all’emergenza rifugiati ·

L’Europa sta attraversando tempi movimentati. Crisi che raggiungono e sfidano il continente. E crisi che pongono il continente dinanzi a grandi sfide dall’interno. Fame, guerra e povertà da un lato, egoismi nazionali dall’altro. Il nostro mondo viene quindi sempre più percepito per quello che di fatto è: un villaggio globalizzato. E in questo villaggio, la Siria si trova nel giardino davanti casa, l’Ucraina nel vicinato, l’Etiopia minacciata da una carestia, invece, già nel campo visivo. Questa sofferenza ci riguarda e ha a che vedere con la nostra realtà di vita. E una volta di più si vede chiaramente: a lungo andare le isole di benessere in un mare di povertà non sono stabili.

Durante la sua visita a Lesbo, Papa Francesco ha espresso, insieme con il patriarca ecumenico Bartolomeo e l’arcivescovo ortodosso di Atene e di tutta la Grecia Hieronymos ii, profonda preoccupazione per la situazione dei profughi. Nella loro dichiarazione si legge: «L’opinione mondiale non può ignorare la colossale crisi umanitaria, che ha avuto origine a causa della diffusione della violenza e del conflitto armato». E «da Lesbo facciamo appello alla comunità internazionale perché risponda con coraggio, affrontando questa enorme crisi umanitaria e le cause a essa soggiacenti, mediante iniziative diplomatiche, politiche e caritative». Fintanto che sarà necessario, tutti i Paesi dovranno concedere asilo provvisorio a persone in difficoltà. «L’Europa oggi si trova di fronte a una delle più serie crisi umanitarie dalla fine della seconda guerra mondiale».
L’asilo è un diritto sacro, come ha puntualizzato in modo inequivocabile la Conferenza episcopale austriaca. E il cardinale Christoph Schönborn, nell’imminenza del ballottaggio per la scelta del presidente federale, ha espressamente avvertito che sta accadendo qualcosa che nell’insieme potrebbe diventare pericoloso per l’Europa e anche oltre, ovvero che a domande complicate vengano date risposte in apparenza semplici e che il processo dell’unificazione europea venga «ripercorso al contrario». Fuggire non è reato. Ma bisogna riuscire ad arrivare da un processo disordinato a un processo ordinato. Tutto ciò in spirito di solidarietà, nell’impegno verso una cultura di condivisione, con l’aiuto in loco, nei Paesi e nelle regioni di origine, ma anche con grandi sforzi nell’ambito dell’integrazione.

di Michael Landau
Presidente di Caritas Austria

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22 ottobre 2019

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