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Non è l’imperatore

· Alle radici della scena dell’ingresso trionfale in Gerusalemme ·

«La folla lo seguiva, anche per la fama, che egli aveva provocato con la resurrezione di Lazzaro». 

Sarcofago di Giunio Basso (359 dell’era cristiana, Città del Vaticano, particolare)

Questa è l’euforia che Giovanni rievoca, scrive Fabrizio Bisconti , aggiungendo che raccontando l’ingresso di Gesù a Gerusalemme (12, 12-19), descritto al dettaglio da Matteo (21, 1-11): «Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero presso Bètfage, verso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due dei suoi discepoli dicendo loro: “Andate nel villaggio che vi sta di fronte: subito troverete un’asina legata e con essa un puledro. Scioglieteli e conduceteli a me. Se qualcuno poi vi dirà qualche cosa, risponderete: Il Signore ne ha bisogno, ma li rimanderà subito”. Ora questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato annunziato dal profeta: dite alla figlia di Sion: ecco, il tuo re viene a te mite, seduto su un’asina, con un puledro figlio di bestia da soma. I discepoli andarono e fecero quello che aveva ordinato loro Gesù: condussero l’asina e il puledro, misero su di essi i mantelli ed egli vi si pose a sedere. La folla numerosissima stese i suoi mantelli sulla strada mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla via. La folla che andava innanzi e quella che veniva dietro, gridava: Osanna al figlio di Davide!».

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