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Non è di Beethoven
il vero inno alla gioia

· Prosegue il ritiro mondiale dei sacerdoti a Roma ·

Il sacerdote deve rispondere a due chiamate fondamentali: la nuova evangelizzazione e la santità. Lo ha ricordato padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa pontificia, che, nel pomeriggio di mercoledì 10 giugno, ha tenuto nella basilica di San Giovanni in Laterano la prima meditazione del ritiro mondiale ritiro mondiale dei sacerdoti organizzato dal rinnovamento carismatico cattolico.

Alfonso De Lara Gallardo  «Famiglia in cammino» (1970)

L’evangelizzazione a cui i sacerdoti sono chiamati, ha spiegato padre Cantalamessa, deve essere «all’insegna della gioia», deve cioè recuperare il significato originario della parola «vangelo»: una buona notizia che «è fonte di gioia» e che «ci parla di un Dio che, per pura grazia, ci è venuto incontro in suo figlio Gesù». Non una «gioia a buon mercato» e neanche «una gioia riservata a pochi privilegiati», ma «una gioia per tutti» e specialmente per «i poveri, gli afflitti, i bisognosi». Un concetto spiegato dal cappuccino con un esempio di immediata comprensione: «Non è come la gioia cantata da Beethoven nel famoso inno che conclude la nona sinfonia che l’Europa unita ha scelto come proprio inno ufficiale» Quella, infatti, è una gioia «selettiva», destinata a chi «ha avuto una buona moglie e a chi conosce il piacere di bere un bicchiere di vino tra amici». Il vero inno cristiano alla gioia, ha spiegato, «è il magnificat di Maria dove si parla di un Dio che esalta gli umili e ricolma di beni gli affamati». 

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18 ottobre 2019

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