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Per non dire c'era una volta l'oratorio

· Sull'urgenza di rivalutare una realtà di grande valore ·

Dove esistono, gli oratori si sentono, soprattutto d’estate. Zone d’Italia, soprattutto al nord, dove non c’è quartiere in cui il vociare dei bambini non si sposti dalla scuola al cortile della parrocchia, aumentando di volume, confondendosi con musiche anche indebitamente amplificate, con fischietti e richiami al megafono: presenza calda, “artigianale”, viva. 

Oratorio significa comunque una fioritura di esperienze antiche e nuove, che riattivano il dinamismo di una Chiesa storicamente “in uscita”. I dati impressionano: parliamo, in questo Paese, di una esperienza che riguarda centinaia di migliaia di ragazzi e che mobilita immense schiere di volontari. Ebbene, vien da chiedersi: ciò che esiste, è anche visto? Sono moltissime, infatti, le realtà che quotidianamente sfuggono all’attenzione non perché piccole, ma benché grandi così necessarie e così strutturali da risultare, nell’ambiente che si abita e nella vita che si fa, praticamente trasparenti. Come l’aria, il cibo, il battito del cuore, nostra madre, Dio stesso: talmente presenti da lasciarsi dimenticare.

Qui non importa di recriminare visibilità e riconoscimenti; c’è qualcosa di cristiano anche nel non chiedere il conto e nel non avanzare pretese. Piuttosto, abbiamo bisogno di tornare a sgranare gli occhi: come negli scritti del Nuovo Testamento, dove non manca la consapevolezza della simpatia goduta dai cristiani nella città, così è possibile, anche oggi, che un nuovo sguardo possa cogliere nell’oratorio uno dei più formidabili propulsori di vita civile a disposizione del Paese. In essi prende forma la città: si incontrano età e generazioni come nemmeno a scuola avviene; convergono le provenienze più disparate, tradizioni familiari ed estrazioni sociali di ogni genere; emergono i talenti, ciò che costituisce la passione di ciascuno; ci si vincola gli uni agli altri gratuitamente, organizzando le disponibilità in una proposta. Il punto, specie dove la tradizione è più consolidata, è che si tratta di processi replicati quasi automaticamente nelle comunità, eppure tanto generosi e complessi da risultare praticamente inimitabili da parte di qualsiasi altra istituzione. Diventarne coscienti, imparare a leggerli, non dà solo gioia: è il primo passo per investire ancora.

di Sergio Massironi

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19 giugno 2019

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