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Per non dimenticare

· ​Gli assiro-caldei del Caucaso ·

All’indomani del centenario della prima guerra mondiale e del massacro armeno del 1915, chi sa che esistono nel Caucaso degli assiro-caldei che sono stati le vittime di questa storia tragica? Chi sa che questi assiro-caldei parlano ancora oggi l’aramaico, la lingua di Cristo, in queste regioni caucasiche tanto attraenti?

Famiglia siriaca a Mavana in Iran

Sono questi gli interrogativi posti, sin dal primo capitolo, dal libro di Joseph e Claire Yacoub Oubliés de tous (Parigi, Cerf, 2015, pagine 316, euro 29), che offre un resoconto molto dettagliato sulla presenza di questa minoranza religiosa e linguistica nel Caucaso, risalente alla fine del Settecento.
Inizialmente residenti nel nord del Medio oriente tra la Turchia e l’Iran, migrarono progressivamente verso il vicino Caucaso — principalmente in Georgia, Armenia e Azerbaigian — di fronte all’acuirsi dell’ostilità persiano-turca nei loro confronti. Il destino degli assiro-caldei si legherà poi profondamente a quello della Russia dopo l’annessione del Caucaso alla Persia, col trattato di Turkmenchay del 1828: la protezione allora offerta da Mosca alla comunità tanto indebolita segnerà il loro durevole insediamento nella regione. Nel corso del XX secolo, oltre alle tragiche persecuzioni durante la prima guerra mondiale, gli assiro-caldei subiranno anche il terrore comunista e le deportazioni in Siberia.
Ripercorrendo questi tre travagliati secoli, il volume fa anche luce sulle attività diplomatiche e sulle lotte di potere tra le grandi potenze delle quali la comunità è stata continuamente ostaggio, fino alla caduta dell’Urss e ai conseguenti sviluppi politici. Mentre le comunità cristiane d’oriente si trovano oggi di fronte a minacce sempre più gravi, Joseph Yacoub, professore onorario presso l’università cattolica di Lione — egli stesso figlio di assiro-caldei iraniani rifugiati in Georgia — intende farsi custode della memoria di un popolo trascurato dalla storia. Così è tornato, insieme alla moglie Claire, sulle terre dei propri avi, per realizzare uno studio di ampio respiro. Ne è scaturita una ricchissima documentazione, basata su testimonianze e carte d’archivio esumate per la prima volta. Questo libro, in occasione dell’imminente viaggio di Papa Francesco in Georgia e in Azerbaigian — durante il quale è previsto l’incontro con la comunità assiro-caldea locale a Tbilisi — acquista rilievo proponendosi come utile strumento per conoscere meglio il complesso itinerario dell’ultimo popolo biblico a parlare la lingua di Gesù, e che tuttora combatte per la sopravvivenza della propria identità.

di Solène Tadié

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16 ottobre 2019

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