Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Non ci sono
cartelle vuote

· Le accuse di antisemitismo rivolte al cardinale Maurilio Fossati ·

Che la storia si scriva in base ai documenti è cosa fin troppo risaputa, ma ai documenti veri e indicati al mondo scientifico con verità e chiarezza, non a presunti documenti «ingialliti» sporgenti da cartelle d’archivio, vaghi nella loro presentazione e mai precisati nella loro fonte e qualità.

Questo sembra il caso di una asserita lettera del cardinale di Torino Maurilio Fossati (1876-1965), che sarebbe stata di recente ritrovata in una «Curia» (forse arcivescovile), anch’essa non precisata, dalla ricercatrice Giulietta Weisz, volontaria dell’Associazione Italia-Israele e annunciata su «La Stampa» del 7 ottobre in un articolo di Ariela Piattelli dal titolo fin troppo chiaro ( Il cardinale Fossati: niente aiuti agli ebrei, sono turbolenti e hanno già fin troppo ).

Il cardinale Maurilio Fossati

Con tale missiva, spedita da Torino il 31 marzo 1946, il cardinale avrebbe restituito alla Pontificia Commissione un assegno di 100.000 lire offerto dalla Santa Sede per aiutare mille ebrei scampati alla Shoah, ospiti del campo profughi di Grugliasco, perché avrebbe giudicato tale gesto di carità male indirizzato, dato che gli ebrei del campo erano «in massima parte soggetti turbolenti, trattati troppo bene e che abusano vendendo al mercato nero quello che sovrabbonda, che lasciano molto a desiderare quanto a moralità, donne in soli calzoncini succinti».

La ricercatrice Weisz non fornisce mai la fonte archivistica da cui avrebbe tratto la lettera del cardinale; asserisce però di essersi recata a verificare il documento anche nell’Archivio segreto vaticano, dove — forza dei gialli storici — «ho trovato una cartella sulla corrispondenza, ma era vuota. È presumibile che qualcuno abbia ritenuto il documento scomodo». Una improvvida invenzione, quest’ultima, perché risulta positivamente a chi scrive che la dottoressa Weisz non si sia mai recata né all’Archivio segreto vaticano, né all’Archivio storico della seconda sezione della Segreteria di Stato (già Congregazione per gli affari Pubblici della Chiesa), ove unicamente poteva trovarsi documentazione simile. E poi un fondo «Corrispondenza» neppure esiste nei due archivi, e del resto sarebbe, archivisticamente, quasi un mostro.

Da notare che qualora la predetta ricercatrice avesse davvero avuto accesso ai due archivi vaticani, ella non avrebbe potuto vedere documenti del 1946, perché la consultazione delle fonti ivi conservate è possibile, a oggi, fino al febbraio 1939 e non oltre. Ribadisco questo dato di fatto, perché l’asserzione di Weisz potrebbe ingenerare nei ricercatori il sospetto che si facciano eccezioni o si concedano privilegi a singoli studiosi rispetto ad altri per il periodo cosiddetto chiuso; il che, per ovvie ragioni di equità, non è mai accaduto.

Mi chiedo poi se una singola lettera possa, in una visione storica, incrinare o addirittura stravolgere i dati documentari positivi risultanti fino a oggi. È noto che il cardinale Fossati, in un primo tempo vicino al fascismo, se ne allontanò dopo le leggi razziali del 1938, manifestando spesso «un atteggiamento di aperto appoggio agli ebrei» (voci di Maurilio Guasco nel «Dizionario biografico degli italiani», 49, Roma 1997, p. 504, e di Giuseppe Tuninetti in «Dizionario storico del Movimento Cattolico in Italia», III, 1, Torino 1984, p. 387) e certamente una forte opposizione al movimento del nazionalsocialismo hitleriano. Risulta chiaro, da alcune informative della polizia fascista del 1944, conservate all’Archivio centrale dello Stato, che il cardinale era molto vicino ai partigiani, per i quali celebrava la messa e confessava «centinaia di ribelli (...) e nell’allocuzione ha pregato soltanto di non assassinare e rubare» (Acs, Segreteria Particolare del Duce. Carteggio Riservato. Repubblica Sociale Italiana , busta 11, fasc. 47, sottofasc. 8: Ribelli). È noto quanto fece l’Ufficio Informazioni attivo presso la curia di Torino in favore degli ebrei e quanto fece non solo il cardinale Fossati, ma il suo segretario, monsignor Vincenzo Barale (a suo tempo imprigionato), che settant’anni dopo la Shoah sarà dichiarato Giusto fra le Nazioni. Tanto che nel maggio del 1945 Eugenio Zorzi, presidente della Comunità ebraica di Torino, esprimerà all’arcivescovo «a nome di tutti i correligionari e mio l’espressione della nostra riconoscenza e gratitudine per l’assistenza continua, illuminata e generosa prestata nei tristi giorni della persecuzione» (Giuseppe Tuninetti, Clero, guerra e Resistenza nella diocesi di Torino [1940-1945], nelle relazioni dei parroci del 1945 , Torino 1996).

Ciò che la dottoressa Weisz non poté vedere all’Archivio vaticano, nonostante le sue asserzioni, è da me conosciuto nel suo giusto contesto e posso renderlo noto con il consenso superiore della Segreteria di Stato. In tal modo si torna a far storia con i documenti, non con le frasi stralciate dal contesto, fortemente strumentalizzate quando non comprese.

La questione degli ebrei del campo profughi di Grugliasco andò così. Il 14 marzo del 1946 monsignor Ferdinando Baldelli, della Pontificia opera di assistenza — le cui carte sono in Archivio segreto vaticano e stanno per essere inventariate completamente dalle dottoresse archiviste Giuseppina Roselli e Francesca Di Giovanni Lanciani — inviò al cardinale di Torino, a nome di Pio XII, un sussidio di lire 100.000 per «gli ebrei internati di Grugliasco, disposto ad inviare il restante della somma [fino a 200.000 lire] qualora ne fosse dimostrata la necessità» (Asv, Segr. Stato, Comm. Soccorsi 305, f. 4).

Il cardinale Fossati, appena ricevuto l’assegno del Vaticano, domandò al parroco di Grugliasco di fare una indagine sui bisogni degli ebrei presenti nel campo profughi della sua parrocchia, ma l’incauto sacerdote, recandosi al campo per fare domande, fece sospettare il vicecomandante del medesimo, il maggiore britannico S. F. Burnell (il comandante del campo era assente), che il Vaticano volesse quasi «fare un’inchiesta sull’andamento del campo» ( ibid., f. 6). Pertanto il maggiore Burnell, insospettito, il 30 marzo seguente provvedeva a fare giungere nelle mani del cardinale Fossati la seguente relazione, con la quale voleva dimostrare che l’aiuto offerto da Pio XII per Grugliasco non solo non era necessario, ma poteva meglio destinarsi ad altri ebrei.

«Ho l’onore — scriveva — di riferirmi alla Sua inchiesta attraverso il Prete Parroco di Grugliasco riguardo alle condizioni di questo Centro di Raccolta Profughi e La prego di voler scusare di non aver potuto ricevere il Prete, siccome ero fuori servizio. [...] L’ufficiale comandante del Nw-Group è assente e perciò io rispondo direttamente e mando una copia della presente al Quartier Generale per scopo informativo.

I dettagli che serviranno per darLe un quadro preciso sono i seguenti: Si concede ai profughi gratuitamente quanto segue: a) Locali con riscaldamento centrale, luce, letti, sapone, acqua calda e fredda, cure ospedaliere inclusivamente il costo per la maternità o la cura contro la tubercolosi, servizio di dentista, provvedimento per applicazioni ortopediche inclusivamente scarpe ortopediche, piatti, coltello, forchetta, cucchiaio ecc., viveri, ecc., ecc. b) Quanto ai viveri si tratta della Scala [ sic, per Scatola] 8 della Scala Alleata per viveri, e questa consiste nel pane bianco, pasta bianca, marmellata di aranci o di altra frutta, carne, patate o da farina, verdura fresca, frutta fresca, caffè, zucchero, latte ecc. La razione di pane bianco è di 100 grammi superiore alla razione italiana per borghesi. In più le donne allattanti ed incinte ricevono un supplemento di 20 once di latte al giorno. c) C’è una Clinica con assistenza medica, facilità per bagni e vitto durante giorno e notte, con assistenti qualificati. d) C’è una scuola per bambini con insegnanti qualificati. e) [ sic] C’è uno spaccio gestito completamente da profughi, ed i benefici vanno a scopi di beneficenza attraverso il Comitato. f) C’è un ospedale eccellente con 2 medici e 5 sorelle infermiere in servizio giorno e notte. Qui si provvedono anche iniezioni e vaccinazioni, e due autoambulanze sono in servizio continuo. Medicine inclusivamente Penicillina sono a disposizione. Alle future madri si danno completi corredini per neonati. g) C’è una Sinagoga e completa libertà di religione. h) Esistono sale di lettura e per scrivere con radio ed altoparlanti. i) La gente è libera di entrare e di uscire dal Campo fra le ore 6 di mattina e le ore 0,30 di notte, ed i treni ed i tram hanno concesso delle riduzioni sul prezzo del biglietto. j) Tutte le persone di sesso maschile ricevono la loro giusta razione di sigarette e di tabacco. l) Tutte le persone ricevono dal Joint Americano a numero 600-900 Lire al mese.

Mi piacerebbe di ricevere Sua Eminenza qui in qualsiasi momento per farLe vedere il Centro Raccolta, quando indubbiamente La potrò convincere che il rapporto che ha raggiunto il Vaticano è infondato.

Infine vorrei aggiungere che durante il mio presente servizio sono stato chiesto d’ora in ora di assistere delle famiglie italiane qui a Torino, e qui ho trovato dei casi come in questo Centro non esistono affatto, e se un aiuto finanziario è stato preso in considerazione, vorrei proporre che Lei venisse qui prima e osservi le cose personalmente, per poi venire alla conclusione, come ne sono certo, che questo non è affatto necessario.

La ringrazio per avermi ricevuto, e non ho nulla in contrario che questa mia lettera venga usata parola per parola, affinché i veri fatti vengano messi a conoscenza della Segreteria Papale per essere riferiti, se necessario, a Sua Santità il Papa.

Major S. F. Burnell, Oxf & Bucks Light Infry, C. D. Isplaced Persons Assembly Center» ( ibid., ff. 7-9).

Quando il cardinale Fossati lesse queste informazioni, a lui presentate di persona dal maggiore Burnell, tanto più credibili perché verificabili dallo stesso porporato e rese quasi ufficiali dal militare medesimo, indirizzò la seguente lettera (quella che la dottoressa Weisz accusa di antisemitismo) a monsignor Baldelli in data 31 marzo 1946, allegando la relazione Burnell.

«Appena ricevuta la sua 14 c. m. con l’assegno di lire 100.000 (lire centomila) ho pregato il Parroco di Grugliasco — scrive il cardinale — di informarmi sugli Israeliti del Campo di concentramento [ sic] nella sua Parrocchia. Già vaghe notizie mi erano pervenute su quel campo, dove si diceva vi fosse molta immoralità. Non so ancora quali passi abbia fatto il Parroco e se alle volte abbia esorbitato nelle richieste; fatto sta che ieri mattina si è presentato a me il Vice Comandate del Campo accompagnato da due nostre Crocerossine, persone mature, di molto criterio, ottime cristiane. Ho compreso che la visita del Parroco di Grugliasco lo aveva preoccupato, quasi che il Vaticano volesse fare un’inchiesta sull’andamento del campo, e mi lasciò un esposto che allego. Dalla conversazione poi con le Crocerossine appresi che in quel campo vi sono circa mille ebrei, tutti stranieri, in massima parte soggetti turbolenti, trattati troppo bene e che abusano vendendo al mercato nero quello che loro sovrabbonda, che lasciano molto a desiderare quanto a moralità, donne in soli calzoncini succinti, ecc., ecc. Come vedrà dalla annessa relazione, il loro trattamento è molto migliore di quanto abbiamo noi e il Vice Comandante invitandomi insistentemente a fare una visita al Campo, mi diceva che era proprio inutile che il S. Padre sprecasse denaro per loro.

Ho appreso anche che tutti attendono di poter andare in Palestina, ma saranno completamente spesati dagli Alleati. Una delle due Crocerossine mi diceva: “Parrebbe che dalla strage degli ebrei siano sopravissuti i meno degni: Ungheresi e Rumeni, poi sono i più cattivi”.

Man mano che questi Ebrei arrivavano al Campo venivano distribuiti a tutti abiti nuovi e biancheria: si è dovuto sospendere la distribuzione perché si è constatato che essi vendevano subito a borsa nera quanto ricevevano; e per lo stesso motivo le scatole di carne, conserve, ecc. vengono distribuite già aperte.

Posto questo stato di cose credo mio dovere restituire l’assegno di lire 100.000. Quando potrò disporre di un pomeriggio vedrò di fare una visita al campo di Grugliasco, e ove rilevassi sia il caso di qualche soccorso, non mancherò di farne avvertita la S. V.

Intanto vorrei pregarLa di farsi interprete alla prima occasione presso il S. Padre della mia gratitudine per la nuova prova della Sua Augusta liberalità verso questi miseri, anche se non sono Suoi figli.

Voglia gradire i miei ossequi e credermi, dev.mo M. Card. Fossati, Arcivescovo» ( ibid., f. 6rv).

Per la cronaca notiamo come le 100.000 lire restituite dal cardinale di Torino siano state poi destinate nel luglio seguente al Campo profughi n. 78 di Como ( ibid., f. 11).

A conti fatti, come si vede, le frasi incriminate da Weisz e tacciate di antisemitismo non sono del cardinale Fossati, ma delle crocerossine che a lui riferivano sulla moralità degli ebrei del campo di Grugliasco e sul mercato nero invalso in quel campo. Pratica peraltro accertata in diversi campi dei profughi ebrei in Italia, come hanno scritto alcuni storici (cfr. Per ricostruire e ricostruirsi. Astorre Mayer e la rinascita ebraica tra Italia e Israele , a cura di Marco Paganoni, Milano 2010, pp. 114, 121, 123, 135, 227). Non era questa dunque una invenzione o una diceria delle crocerossine, né del cardinale di Torino.

Anche la restituzione dell’assegno di 100.000 lire al Vaticano, a conti fatti, era motivata dal quasi rifiuto del vicecomandante del campo di Grugliasco, dove non pare, a leggere quanto sopra, che davvero vi fosse tanta necessità di sopravvivenza (del resto cfr. Sara Vinçon, Vite in transito. Gli ebrei nel campo profughi di Grugliasco , 1945-1949, Torino 2009).

Come può vedere la dottoressa Weisz, nessuna cartella dell’Archivio segreto vaticano è vuota, ma quella pertinente alla pratica oggetto della strana “scoperta” torinese è ben fornita di carte.

Vorrei poi assicurare il direttore di Informazione corretta Angelo Pezzana – il quale a quanto leggiamo nel citato articolo di Ariela Piattelli su «La Stampa» ritiene che «questo terribile documento è una goccia in un mare, nel sommerso degli archivi secretati che il Vaticano si rifiuta di rendere pubblici, impedendo così agli storici di conoscere e studiare quanto avvenuto durante la Shoah e negli anni successivi» — che la Santa Sede, con i mezzi umani e finanziari disponibili, sta facendo da almeno dodici anni il contrario: nell’Archivio vaticano lavorano da così tanto tempo dieci archivisti ad archiviare, numerare, inventariare e descrivere i milioni di carte e documenti del pontificato di Pio XII, proprio in vista di una prossima apertura agli studiosi, che sarà decisa dal Papa quando lo riterrà opportuno. Stiano certi gli storici (ma quelli degni di questo nome) che il Vaticano non si rifiuta di rendere pubblico nulla, convinto com’è — e il presente caso lo dimostra bene — che quando si pubblicano le fonti storiche con onestà, con criteri scientifici e con analisi del contesto, la Chiesa nulla abbia da temere, perché in mezzo a innegabili debolezze e forse anche tradimenti di singoli, apparirà pur sempre l’enorme bene e la grande carità dimostrata verso tutti i bisognosi nelle tragiche vicende delle due ultime guerre mondiali. Lavoriamo nei nostri archivi vaticani, con scrupolo e serietà obiettiva (pur nella lunghezza dei tempi necessari), perché alla loro prossima apertura non vi sia chi trovi strane «cartelle vuote» o abili mani manipolatrici di chi vuole nascondere, ma tutto appaia nella vera e verificabile realtà archivistica e storica.

di Sergio Pagano

A ciascuno il suo (mestiere)

Susan Zuccotti, una storica non certo eccessivamente indulgente verso la Chiesa, racconta nel suo libro Il Vaticano e l’Olocausto in Italia che nel settembre-ottobre del 1943 il cardinale Fossati si dichiarò disponibile a far sì che la diocesi torinese distribuisse i fondi della Delasem (l’organizzazione ebraica di soccorso) agli ebrei. Fossati incaricò il suo segretario, mons. Vincenzo Barale, che si mise in contatto con la Delasem e con don Repetto, segretario del cardinale Boetto di Genova, e che dai primi di ottobre organizzò una rete diffusa di aiuti agli ebrei, soprattutto stranieri, che si trovavano in Piemonte. Alla loro opera in Piemonte e Liguria si unì la diocesi milanese. Don Barale fu successivamente arrestato dai nazisti, insieme ad altri cinque sacerdoti, per questa attività in favore degli ebrei e liberato solo grazie all’intervento del cardinale Schuster, arcivescovo di Milano. Questo scrive e documenta una storica vera, Susan Zuccotti. Non sarebbe meglio che ciascuno facesse il suo mestiere?

di Anna Foa

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

26 gennaio 2020

NOTIZIE CORRELATE