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Non chiamateli umani

· Automi, robot e intelligenza artificiale ·

Robotica e intelligenza artificiale non sono sinonimi ma sono pur sempre due concetti difficilmente scindibili. Su questi temi, la Pontificia Accademia per la vita ha raccolto la sfida e lanciato il dibattito. Il workshop “Roboetica: persone, macchine e salute” (aula del Sinodo, 25-26 febbraio 2019) ha avuto il pregio di mettere insieme sensibilità cattoliche e laiche, con relatori e uditori da ogni continente. Visioni anche molto diverse si sono confrontate per una giornata e mezza, con una consapevolezza comune: la robotica sarà sempre più presente nelle nostre vite e i benefici potenziali sono incalcolabili. È in gioco però la responsabilità dell’essere umano, in questo primo scorcio di XXI secolo, posto davanti a un bivio: la strada della responsabilità e dell’ecologia umana o, in alternativa, la tecnocrazia senza limiti, che rischia di porre l’uomo al servizio delle macchine e non viceversa. 

Il workshop è stato animato da studiosi come Paolo Benanti, Roberto Cingolani, Luciano Floridi, Aude Billard, Paul J. Opo, Marita Carballo. «Interagire mediante dispositivi artificiali che influenzano l’organizzazione e le relazioni sociali, come anche prendere decisioni in base alla elaborazione automatica di correlazioni e di previsioni sui fatti, è già parte del nostro stile di vita presente», ha sottolineato l’arcivescovo Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la vita, nella prolusione iniziale. La vera novità, ha osservato il presule, sta nella messa punto di strumentazioni dotate di una «precisione» e di una «affidabilità» tali che «superano i limiti della percezione, della sensibilità, della coscienza e del ragionamento propriamente umani». Di fronte a tali potenzialità «ci si trova sostanzialmente impreparati»: va scongiurato un «esito faustiano», perché «quel corpo, senza la nostra anima, per quanto bello ed efficiente», anche se riuscisse a conquistare l’«immortalità», sarebbe un «mostro orribile», ha proseguito l’arcivescovo Paglia. Si rende dunque necessaria un’alleanza tra «tecnica» e «umanesimo» ma sulle modalità di questo connubio, le scuole di pensiero sono tutt’altro che unanimi. Il punto di vista culturale orientale, ad esempio, mostra una fiducia nella tecnologia che ha qualcosa di «estremo». Grande stupore ha destato nei congressisti l’approccio di Hiroshi Ishiguro, direttore del Laboratorio di robotica intelligente dell’Università di Osaka. Da molti anni, il professor Ishiguro lavora su androidi estremamente sofisticati ed evoluti, uno dei quali, ribattezzato Geminoid, riproduce con estrema precisione le fattezze dello studioso nipponico. «Vorrei creare una società simbiotica umano-robot» ha detto, senza mezzi termini, Ishiguro. Gli androidi, dunque, nella sua visione, rivestiranno un’importanza sempre più decisiva, non solo assumendo funzionalità tipicamente umane — una su tutte, l’accudimento degli anziani — ma, addirittura, integrando l’intelligenza artificiale con componenti affettive: il desiderio, la coscienza, i rapporti sociali. I robot ci aiutano a «comprendere noi stessi», sostiene lo studioso giapponese.
La convinzione di Ishiguro è che tra «decine di migliaia di anni» si arriverà a forme di vita «intelligente ma inorganica».
Si potrebbe così individuare un’approssimativa linea di demarcazione tra un approccio «orientale», che enfatizza la scienza, e uno occidentale, più problematico, dove la filosofia pone al vaglio varie questioni vitali. Il cristianesimo, in particolare, mette in campo la sua teologia che, fino a pochi anni fa, era rimasta sostanzialmente estranea al concetto di roboetica. Negli ultimi anni, al contrario, la letteratura “teologica” sull’argomento è diventata cospicua: ne ha presentato una sintesi il professor Emmanuel Agius, decano della facoltà di Teologia all’Università di Malta, che individua l’architrave dell’approccio cattolico nella Laudato si’ di Papa Francesco: «Ecologia integrale — ha spiegato Agius all’«Osservatore Romano» — significa vedere le cose come interconnesse, quindi significa anche vedere la robotica in una prospettiva più ampia, guardare al di là della sola efficienza e produttività e analizzare l’impatto che questa disciplina ha sulla società e sulle persone individuali, sulla società, sulla famiglia e sull’ambiente». Concetto centrale dell’ecologia integrale è la «dignità umana» e, in tal senso, la teologia può aiutare a discernere su cosa possa incentivarla o, al contrario, minacciarla.
La robotica, allora, potrà aiutare la dignità dell’uomo, se lo solleva da «lavori duri o ripetitivi» ma «non potrà mai rimpiazzare le persone, perché le persone hanno il diritto a un lavoro dignitoso». In ogni caso, «la robotica e l’intelligenza artificiale sono destinate a cambiare la natura del lavoro». Una simile problematicità Agius la individua anche nella cura degli anziani: il robot, di per sé, potrà essere una risorsa anche per loro, ma se si pretende che esso vada a «copiare i gesti e i sentimenti degli umani», la dignità degli stessi anziani ne uscirà lesa.
Su un punto, il teologo maltese esprime «completo dissenso» dalla posizione di Hiroshi Ishiguro: «I robot non possono diventare più intelligenti degli uomini», né diventare soggetti titolari di una «dignità» pari a quella umana, nonostante l’Unione europea abbia preso in considerazione l’ipotesi di dare uno status giuridico ai replicanti. A fronte di tutto ciò, ha affermato Agius, «filosofi e teologi sono parti in causa e hanno diritto di entrare nella discussione perché la scienza da sola non può chiarire la complessità del problema» Alla luce di questo, i “designer” e i “produttori” sono investiti della responsabilità di creare androidi che siano «a servizio dell’umanità. Quanto, infine, all’“intelligenza artificiale”, essa è «un concetto più ampio della robotica ma l’intelligenza artificiale è anche una componente fondamentale dei robot, pertanto ritengo che la distinzione tra i due concetti non sia così netta», ha puntualizzato il teologo maltese. Ed è proprio l’intelligenza artificiale il tema al centro del prossimo workshop della Pontificia Accademia della vita, in programma nei primi mesi del 2020.

di Luca Marcolivio

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19 novembre 2019

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