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Per non cedere all’odio

· La reazione di tutte le comunità religiose ·

Venerdì sarà una giornata di digiuno e preghiera per la pace e per la Francia. È quanto ha deciso la Conferenza episcopale francese dopo i tragici fatti di Saint-Etienne-du-Rouvray. I vescovi invitano tutti i cattolici a partecipare alla preghiera esortandoli a non cedere ai sentimenti di odio. «L’Europa — ha sottolineato l’arcivescovo Georges Pontier, presidente della Conferenza episcopale — deve riscoprire i valori fondamentali di accoglienza. Il nostro motto: libertà, uguaglianza, fraternità, non deve valere solo per la Francia, ma deve valere per l’Europa. Il popolo francese deve reagire unito a questa sfida. Deve farlo nella diversità delle sue componenti etniche e religiose, nella reciproca fiducia e conoscenza. Non si costruiscano muri, ma si costruiscano ponti per le persone che arrivano qui».

Il sagrato della chiesa dove è stato ucciso padre Jacques Hamel (Epa)

Dello stesso avviso anche il cardinale Reinhard Marx, presidente della Conferenza episcopale tedesca e della Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece). «I fedeli riuniti per la messa in una chiesa sono diventate vittime di una violenza terribile. Se questo atto vorrebbe alimentare l’odio tra le religioni — scrive il cardinale in una nota — noi resisteremo e non ci assoceremo al clima di odio e di violenza». Secondo il porporato, «la risposta non può essere un inasprimento dell’odio».Anche il mondo musulmano ha reagito con indignazione alle notizie giunte da Saint-Etienne-du-Rouvray. Il rettore della Grande moschea di Parigi, Dalil Boubakeur, ha affermato: «Voglio esprimere a nome dei musulmani di Francia il cordoglio profondo e lo smarrimento psicologico per questo sacrilegio blasfemo che è contrario a ogni insegnamento della nostra religione». Oggi, mercoledì, i rappresentanti dei culti religiosi, convocati all’Eliseo dal presidente François Hollande, hanno chiesto un rafforzamento delle misure di sicurezza. «Auspichiamo fortemente — ha detto Boubakeur, dopo l’incontro — che i nostri luoghi di culto, ebraici, cristiani, musulmani, siano oggetto di una maggiore attenzione perché anche il più umile dei luoghi di culto può essere oggetto di un’aggressione». Poi, il rettore della Grande moschea di Parigi ha suggerito «una riforma delle istituzioni» dell’islam in Francia, sottolineando come sia arrivato «il momento di prendere coscienza di quello che non va in questa visione mondiale dell’islam». Anche il segretario generale del centro islamico culturale d’Italia, Abdellah Redouane, ha diffuso un comunicato, nel quale scrive che «in tali circostanze di orrenda violenza, ormai quasi quotidiane, le parole sembrano inutili ma il silenzio è peggiore». In questa «guerra che non risparmia nessuno — continua — il centro islamico culturale d’Italia intende intensificare i suoi sforzi e sensibilizzare tutti per estirpare il radicalismo che alimenta il terrorismo». Solidarietà e vicinanza al popolo francese e alla comunità cattolica sono state espresse anche dalla presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane (Ucei), Noemi Di Segni: si è trattato, ha detto, di «un’azione che ancora una volta sconvolge per la brutalità e la ferocia e che deve trovarci tutti uniti non solo nella condanna, ma anche nella volontà di non rinunciare a vivere appieno la nostra quotidianità. Questo vogliono i nemici delle nostre società libere e democratiche, questo è ciò che assieme ogni giorno intendiamo combattere con il massimo impegno». 

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