Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Non c'è posto più santo del tabernacolo

· ​Il Corpus Domini tra teologia, antropologia e politica ·

La fastosa solennità della festa del Corpus Domini, la scenografia spesso sontuosa che la accompagna nelle chiese e nelle strade, in risposta alle esigenze di una diffusa quanto convinta religiosità popolare, possono aver distolto l’attenzione da una costatazione oggettiva: l’Eucaristia, il Corpus Domini, Urbano iv e la bolla Transiturus, il Corporale, che si venera nel Duomo di Orvieto, sono stati oggetto di costante studio storiografico, tuttavia gli anni recenti non hanno offerto occasioni di analisi e discussioni rigorose sui medesimi temi. Un volume da poco pubblicato cerca di colmare questa lacuna: Il «Corpus Domini». Teologia, antropologia e politica, a cura di Laura Andreani e Agostino Paravicini Bagliani (Firenze, Edizioni Sismel, 2015, pagine 380, euro 62)

Jan Davidsz de Heem, «Ghirlanda di fiori con il Santo Sacramento» (Vienna, Kunsthistorisches Museum)

Il semplice prospetto del programma editoriale dà l’impressione della vastità di una ricerca che sembra esauriente. Dalla cura eucaristica, liturgica e perfino cerimoniale del papato del Duecento si passa a quattro grandi aree di indagine: esperienza ancorata alla teologia, liturgia, relazioni esterne allo stretto ambito del culto, corpi sociali diversi coinvolti nella visibilità dell’evento eucaristico.
Attorno a queste vive tematiche si sono dati convegno ben sedici studiosi con altrettanti contributi che vanno a coprire un ampio campo di competenze, dalla teologia alla antropologia e da qui alla politica.
Se è ovvio occuparsi del culto eucaristico liturgico ed extraliturgico, nel giorno della festa e lungo tutto l’anno, desta interesse l’attenzione riservata all’influsso dell’eucaristia su mistica, vita sociale, credenze popolari, storiografia, mentalità, o sulle stesse relazioni con posizioni ereticali e credenze magiche.
L’evento eucaristico esteso alla vita urbana ha provocato interventi da parte degli stessi responsabili del governo della civitas. La religione civica, infatti, non ha lasciato passare inosservata la festività del Corpus Domini, anche solo per la sua ricaduta sulle manifestazioni pubbliche. Principi e vescovi, cardinali e artisti, confraternite e corporazioni hanno lasciato segni tenaci sul nascere della festa così come nell’immaginario popolare.
Vale la pena cogliere, tra i sedici saggi del pregevole volume, quella che potrebbe apparire, considerando l’età medievale, come una sorpresa, vale a dire il sussulto mistico della pietà eucaristica ad opera prevalente di donne, che dal Brabante si estende alla Renania per approdare in Umbria, «Umbria brabantina», a Bolsena del miracolo e a Orvieto del Corporale, quasi a preparare la grande stagione delle mistiche umbre Angela da Foligno, Margherita da Cortona, Chiara da Montefalco, tra il 1247 e il 1309.
Le donne, «poste ai margini della religione del libro, mettono al centro della propria fede il corpo adorato di Cristo». I biografi del tempo le vedono come escluse, sì, dal ministero sacerdotale, dal contatto fisico con le cose sacre, ma elevate a diventare, insieme, altare, incenso, vittima offerta in sacrificio. Angela da Foligno, che vive insieme estasi trinitaria ed estasi eucaristica, le racconta così: «Avendo la mia anima molta letizia ed essendo dentro la Trinità, dentro quella piccola cassa dove si ripone il corpo di Cristo, capiva che egli era in ogni luogo e riempiva le cose».
Anche oggi gli storici della pietà, mentre rilevano la molteplice valenza del pellegrinaggio ai santuari famosi per miracoli e apparizioni, all’uomo moderno ricordano che non c’è posto più santo del tabernacolo. E concludono: «Lì si compiono giornalmente i miracoli eucaristici del tempo moderno, di cui la storia dovrà, prima o poi, cominciare ad interessarsi». 

di Fortunato Frezza

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

12 dicembre 2017

NOTIZIE CORRELATE