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Non c'è pace
in Sud Sudan

· L’allarme lanciato dalle Nazioni Unite ·

Bambino sudsudanese in un campo profughi

«La continua violazione del cessate il fuoco in Sud Sudan costringe migliaia di persone a fuggire e la situazione umanitaria è un’emergenza che coinvolge la metà della popolazione». Questo l’allarme lanciato ieri dalle Nazioni Unite durante una riunione del consiglio di sicurezza dedicato alla crisi sudsudanese. «I paesi limitrofi sono quotidianamente chiamati a bloccare questa emorragia umana con mezzi limitati e con il rischio che l’instabilità si diffonderà presto in altre aree dell’Africa orientale» ha sottolineato nel suo intervento l’ambasciatore Inigo Lambertini, vice rappresentante permanente della delegazione italiana all'Onu. Più volte negli ultimi mesi le Nazioni Unite hanno rilanciato l’appello alla comunità internazionale per l’invio di aiuti umanitari, ma finora senza grandi risultati. «Non è solo un imperativo morale che tutti abbiamo, ma anche un vincolo geopolitico che devono affrontare gli attori regionali» ha avvertito Lambertini, secondo cui le drammatiche condizioni della popolazione sono ulteriormente aggravate dalle violazioni dei diritti umani. «Il conflitto alimenta l’impunità. Le violenze sessuali e di genere, il reclutamento dei bambini soldato, la repressione della libertà di opinione stanno lentamente distruggendo il paese» ha detto Lambertini. «Senza giustizia, non ci sarà mai una vera riconciliazione nazionale».

Secondo i dati aggiornati dell’Onu e delle organizzazioni internazionali, in Sud Sudan sono almeno due milioni le persone che sono state costrette ad abbandonare le proprie case a causa dei combattimenti. Circa la metà dei rifugiati ha trovato riparo nella confinante Uganda. Molti sono fuggiti anche in Sudan ed Etiopia. Le violenze sono causate da scontri tra comunità locali. A complicare le cose c’è poi la siccità e una grave crisi alimentare.

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23 ottobre 2019

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