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Non c’è pace
senza sicurezza alimentare

· ​La Fao chiede aiuto a premi Nobel contro fame e violenze ·

Rifugiati somali nel campo di Dadaab in attesa di cibo (Ansa)

Sicurezza alimentare, per avere pace. Pace, per avere sicurezza alimentare. La Fao ha riunito in questi giorni a Roma diversi premi Nobel, per discutere del dramma della fame nel mondo e di quello della violenza. È nata così un’alleanza nuova tra l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura e i premi Nobel per la pace. Innanzitutto è stato ribadito che «liberare il mondo dalla fame e dalla miseria è un contributo fondamentale per una pace duratura». Inoltre è emersa la consapevolezza che «le zone rurali e le loro popolazioni continuano a essere le più colpite dai conflitti, perché così si minano i mezzi di sussistenza rurali e si provoca lo sfollamento delle persone». Ma Graziano da Silva, direttore generale della Fao, ha assicurato che, se è vero che le zone rurali sono le prime a essere in qualche modo predate, è vero anche che la ripresa può venire proprio da lì. «In situazioni di conflitto, l’agricoltura e la sicurezza alimentare danno nuova vita ad abitazioni e comunità colpite, uniscono le persone e guidano la ripresa». Dunque, l’assistenza agli agricoltori diventa fondamentale per impedire sfollati e rifugiati e impostare le basi per una ricostruzione. Da qui, l’iniziativa di coinvolgere premi Nobel per la pace come il costaricano Óscar Arias Sánchez, la yemenita Tawakkul Karman, la nordirlandese Betty Williams e il bengalese Muhammad Yunus, che si sono distinti per il loro impegno per fermare la guerra civile, promuovere i diritti delle donne, creare coesione sociale, fornire micro-credito ai poveri. Agiranno come una sorta di team di esperti ad alto livello per consigliare la Fao. L’impegno dell’agenzia dell’Onu non è da poco. In tutto il mondo cerca di promuovere lo sviluppo sostenibile e la capacità di ripresa.

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22 settembre 2019

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