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Non c'è pace senza rispetto dell'ambiente

· All'Angelus il Pontefice indica in Cristo un modello di umiltà e di gratuità ·

Il saluto affettuoso e la preghiera per i minatori intrappolati a San José in Cile

«Guardiamo a Cristo come modello di umiltà e di gratuità: da Lui apprendiamo la pazienza nelle tentazioni, la mitezza nelle offese, l'obbedienza a Dio nel dolore». Lo ha detto il Papa all'Angelus di domenica 29 agosto, recitato con i fedeli nel cortile del Palazzo pontificio di Castel Gandolfo.

Cari fratelli e sorelle,

nel Vangelo di questa domenica ( Lc 14, 1.7-14), incontriamo Gesù commensale nella casa di un capo dei farisei. Notando che gli invitati sceglievano i primi posti a tavola, Egli raccontò una parabola, ambientata in un banchetto nuziale. «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: «Cedigli il posto!» ... Invece, quando sei invitato, va' a metterti all'ultimo posto» ( Lc 14, 8-10). Il Signore non intende dare una lezione sul galateo, né sulla gerarchia tra le diverse autorità. Egli insiste piuttosto su un punto decisivo, che è quello dell'umiltà: «chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato» ( Lc 14, 11). Questa parabola, in un significato più profondo, fa anche pensare alla posizione dell'uomo in rapporto a Dio. L'«ultimo posto» può infatti rappresentare la condizione dell'umanità degradata dal peccato, condizione dalla quale solo l'incarnazione del Figlio Unigenito può risollevarla. Per questo Cristo stesso «ha preso l'ultimo posto nel mondo — la croce — e proprio con questa umiltà radicale ci ha redenti e costantemente ci aiuta» (Enc. Deus caritas est , 35).

Al termine della parabola, Gesù suggerisce al capo dei farisei di invitare alla sua mensa non gli amici, i parenti o i ricchi vicini, ma le persone più povere ed emarginate, che non hanno modo di ricambiare (cfr. Lc 14, 13-14), perché il dono sia gratuito. La vera ricompensa, infatti, alla fine, la darà Dio, «che governa il mondo ... Noi gli prestiamo il nostro servizio solo per quello che possiamo e finché Egli ce ne dà la forza» (Enc. Deus caritas est , 35). Ancora una volta, dunque, guardiamo a Cristo come modello di umiltà e di gratuità: da Lui apprendiamo la pazienza nelle tentazioni, la mitezza nelle offese, l'obbedienza a Dio nel dolore, in attesa che Colui che ci ha invitato ci dica: «Amico, vieni più avanti!» (cfr. Lc 14, 10); il vero bene, infatti, è stare vicino a Lui. San Luigi ix, re di Francia — la cui memoria ricorreva mercoledì scorso — ha messo in pratica ciò che è scritto nel Libro del Siracide : «Quanto più sei grande, tanto più fatti umile, e troverai grazia davanti al Signore» (3, 18). Così egli scriveva nel suo «Testamento spirituale al figlio»: «Se il Signore ti darà qualche prosperità, non solo lo dovrai umilmente ringraziare, ma bada bene a non diventare peggiore per vanagloria o in qualunque altro modo, bada cioè a non entrare in contrasto con Dio o offenderlo con i suoi doni stessi» ( Acta Sanctorum Augusti 5 [1868], 546).

Cari amici, oggi ricordiamo anche il martirio di san Giovanni Battista, il più grande tra i profeti di Cristo, che ha saputo rinnegare se stesso per fare spazio al Salvatore, e ha sofferto ed è morto per la verità. Chiediamo a lui e alla Vergine Maria di guidarci sulla via dell'umiltà, per diventare degni della ricompensa divina.

Al termine della preghiera mariana, i saluti in diverse lingue ai gruppi di fedeli presenti.

Il prossimo 1° settembre si celebra in Italia la Giornata per la salvaguardia del creato, promossa dalla Conferenza Episcopale Italiana. È un appuntamento ormai abituale, importante anche sul piano ecumenico. Quest'anno ci ricorda che non ci può essere pace senza rispetto dell'ambiente. Abbiamo infatti il dovere di consegnare la terra alle nuove generazioni in uno stato tale che anch'esse possano degnamente abitarla e ulteriormente conservarla. Il Signore ci aiuti in questo compito!

Nel salutare cordialmente i pellegrini di lingua spagnola che partecipano a questa preghiera mariana, desidero ricordare con particolare affetto i minatori rimasti intrappolati nel giacimento di San José, nella regione cilena di Atacama. Affido loro e i loro familiari all'intercessione di san Lorenzo, assicurandoli della mia vicinanza spirituale e delle mie costanti preghiere, affinché si mantengano sereni in attesa di una felice conclusione dei lavori che si stanno portando a termine per il loro salvataggio. Invito tutti ad accogliere oggi la Parola di Cristo, per crescere in fede, umiltà e generosità. Felice domenica.

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