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Non c’è pace senza diritti umani


· Interventi dell’arcivescovo Gallagher all’Onu ·

Il rispetto dei diritti umani è un elemento essenziale per promuovere nel mondo la pace e lo sviluppo sostenibile. Questo il punto nodale dell’intervento tenuto dal segretario per i Rapporti con gli Stati, l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, ieri, nel corso di una conferenza sulla dichiarazione universale dei diritti umani tenutasi a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. «Negli ultimi settant’anni — ha spiegato l’arcivescovo — abbiamo visto nel tempo e nella pratica che i pilastri fondanti delle Nazioni Unite non soltanto sono interconnessi, ma anche si rafforzano mutualmente. Oggi riflettiamo su questo importante fatto e facciamo un ulteriore passo considerando come i diritti umani contribuiscano al raggiungimento di una pace duratura e di uno sviluppo sostenibile».

La cosa più importante — ha sottolineato Gallagher — è che «diritti umani e dignità umana non debbono mai diventare parole vuote, pronunciate e affermate semplicemente per tranquillizzare la nostra coscienza collettiva, in quel che Papa Francesco ha chiamato “nominalismo dichiarazionista”». Per questo «dobbiamo ricordare che i diritti implicano sempre responsabilità e le responsabilità sono adempiute attraverso impegni concreti e azioni». In tal senso, ha precisato l’arcivescovo, occorre un’azione internazionale coordinata per promuovere il diritto alla sicurezza, i diritti politici, sociali, economici e culturali. Tale azione deve fondarsi «sui principi di giustizia, solidarietà e bene comune, principi che richiedono di affrontare le disuguaglianze e creare un ambiente sano che consente a tutti di diventare protagonisti del loro stesso sviluppo».

Sempre nella giornata di ieri, l’arcivescovo Gallagher ha preso parte al meeting di alto livello per promuovere la giornata internazionale per la totale eliminazione delle armi nucleari. «Non dobbiamo mai rassegnarci — ha detto Gallagher in questa occasione — all’idea che le armi nucleari siano qui per restare. Non dobbiamo credere all’idea che le minacce contemporanee alla pace e alla sicurezza internazionale non consentano il disarmo nucleare. Il mondo non è più sicuro con le armi nucleari; è più pericoloso». Commentando e analizzando i principali trattati internazionali per la proibizione delle armi nucleari, Gallagher ha dichiarato: «Il desiderio di pace, sicurezza e stabilità è una delle più profonde ambizioni del cuore umano. Questa pace non è l’illusione della pace che le armi nucleari creano».

Alla lotta contro la tubercolosi e all’immigrazione sono stati dedicati altri due interventi tenuti dal segretario per i rapporti con gli Stati ieri a margine dell’Assemblea generale. Nel primo caso, Gallagher ha sottolineato la centralità, nella lotta contro la tubercolosi, della ricerca scientifica. «La collaborazione tra settore pubblico e settore privato — ha detto l’arcivescovo Gallagher — deve essere incoraggiata a finanziare la ricerca farmaceutica per trattamenti più efficaci e a buon mercato, e per trovare nuove medicine per combattere forme di tubercolosi resistenti a molti farmaci». Gallagher non ha poi mancato di riconoscere come la tubercolosi in molti paesi e culture sia causa di segregazione sociale. «Persone affette da tubercolosi sono segregate e soffrono una stigmatizzazione umiliante. La risposta globale deve dunque includere interventi pratici che incoraggino l’apertura nei confronti dei malati, ispirata da vera compassione e solidarietà».

Nel secondo intervento, l’arcivescovo ha affrontato la questione migratoria, affermando la necessità e l’urgenza di un approccio globale al problema. «Anche se molte parziali soluzioni fossero eventualmente trovate e la crisi parzialmente diminuita, resterebbe la questione se le soluzioni attualmente adottate siano sostenibili e se esse siano veramente state prese nel migliore interesse dei migranti» ha detto l’arcivescovo. La Santa Sede «crede fermamente che una robusta struttura per un’adeguata risposta internazionale sia necessaria». Tale struttura «deve includere approcci di breve, medio e lungo termine per gestire l’immigrazione». E tali approcci inoltre «devono rispondere sia al diritto di migrare sia al sovrano diritto degli stati a proteggere i loro confini e a organizzare la politica sull’immigrazione, sempre nel pieno rispetto dei diritti umani dei migranti, indipendentemente dal loro status di migrante».

Due giorni fa, il 25 settembre, l’arcivescovo Gallagher è intervenuto a un evento sulla pena di morte, sempre a margine dell’Assemblea generale dell’Onu. «L’abolizione universale della pena di morte — ha detto in quell’occasione l’arcivescovo — sarebbe una riaffermazione coraggiosa della convinzione che l’umanità è in grado di affrontare il crimine e del nostro rifiuto di disperare davanti a atti malvagi, dando al criminale la possibilità di migliorare». Papa Francesco — ha ricordato Gallagher — «ha sottolineato quanto l’esercizio legislativo e giudiziario dell’autorità da parte dallo stato deve sempre essere guidato dal primato della vita umana e della dignità della persona umana».

Citando il discorso di Papa Francesco alla delegazione dell’Associazione internazionale di diritto penale, il 23 ottobre 2014, il segretario per i rapporti con gli Stati ha sottolineato che esiste sempre «la possibilità dell’esistenza dell’errore giudiziario e l’uso che ne fanno i regimi totalitari e dittatoriali, che la utilizzano come strumento di soppressione della dissidenza politica o di persecuzione delle minoranze religiose e culturali». Pertanto — ha proseguito Gallagher — il rispetto della dignità di ogni persona e il bene comune sono i due pilastri su cui la Santa Sede ha ancorato la sua posizione. «Ed è proprio quello che viene messo in rilievo dalla nuova versione del Catechismo della Chiesa Cattolica sulla pena di morte», ha ricordato l’arcivescovo, quando afferma che «la Chiesa insegna, alla luce del Vangelo, che la pena di morte è inammissibile perché attenta all’inviolabilità e dignità della persona», e «si impegna con determinazione per la sua abolizione in tutto il mondo».

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