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Non c'è formula che tenga

· In difesa di Agatha Christie ·

Quando i comuni mortali tentano, invano, di scalfire la statura del genio. «The Guardian» informa che un gruppo di ricercatori britannici hanno individuato una formula matematica che permetterebbe di scoprire in anticipo l’assassino in molti dei gialli scritti da Agatha Christie. Una formula che prenderebbe spunto dagli «errori inavvertitamente» commessi dalla stessa regina del giallo, colpevole — questa volta lo sarebbe lei! — di disseminare, fra le maglie della trama, indizi rivelatori. 

La regina del giallo

Analisi testuali incrociate avrebbero portato alla luce schemi fissi e preordinati, sulla base dei quali Christie avrebbe poi modellato la sagoma di vittime e carnefici. Per esempio, nei romanzi in cui i mezzi di trasporto sono automobili o camion, il killer è donna. In quelli nei quali ci si sposta spesso in barca o in aereo, il colpevole è un uomo.
E anche il modo di uccidere sarebbe rivelatore. Così se la vittima è morta strangolata o accoltellata, l’assassino è un uomo. Se si è invece usato veleno per suggellare il proposito criminale, l’indice del celeberrimo detective — belga, non francese, come tutti sanno — Hercule Poirot, o quello della terribile vecchietta Miss Marple, deve essere puntato contro le donne.
Non c’è dubbio che gli estimatori di Agatha Christie — un’infinità se ha venduto all’incirca due miliardi di copie fino a oggi — storceranno il naso di fronte alla pubblicità di questa formula. Non solo perché è forgiata a posteriori: verrebbe da dire che è bello vincere facile. Ma anche e soprattutto perché mortifica, l’onestà intellettuale della regina del giallo, la quale gioca, fin dall’inizio della storia, a carte scoperte, dando consapevolmente al lettore tante tracce per giungere al colpevole, o ai colpevoli.

In un thriller Christie, da un lato, fa dire a tutti i personaggi che la vittima è stata uccisa con una mazza da baseball brandita dall’assassino «sicuramente con la mano sinistra», vista l’angolazione del colpo inferto. Ma più volte, durante il racconto, ricorda che uno dei sospettati è un bravissimo giocatore di tennis, destro, che eccelle nel rovescio. Quanti lettori, sul momento, hanno pensato che questo particolare, all’apparenza banale, era invece decisivo nell’individuazione del colpevole? In un altro giallo, è il semplice accento posto da un testimone della scena del delitto su una frase cruciale: «Non doveva essere lì» — dove l’enfasi va individuata sul verbo «doveva» e non nella preposizione «lì» — a permettere a Poirot di giungere alla rivelazione e quindi al vero assassino. Insomma, non c’è formula che tenga per spiegare la sagacia della grande giallista inglese.

di Gabriele Nicolò

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14 dicembre 2019

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