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Non c’è formula che spieghi la cultura medievale

· La nuova ricerca di Michel Pastoreau ·

Michel Pastoureau è ormai conosciuto e apprezzato da anni come medievista esperto nella storia dell’immagine, e quindi dell’immaginario. In particolare, egli ha studiato i colori e gli emblemi, traendone interessanti e importanti informazioni sui cambiamenti della percezione culturale degli esseri umani nel tempo, ma ogni volta riesce a incantare il lettore con altre notizie, altre scoperte inattese.

Così nel suo ultimo libro Les signes et le songes. Études sur la symbolique et la sensibilité médiévales (Firenze, Sismel, Edizioni del Galluzzo, 2013, pagine 406, euro 74), oltre ad approfondire la storia dei colori, degli animali e dei vegetali, delle parti del corpo o degli oggetti, Pastoureau fa il punto del suo metodo di lavoro e del senso dei suoi studi.

Dopo avere ancora una volta spiegato che per la cultura medievale il simbolo fa parte a pieno diritto dei mezzi di comprensione abituali, spiega però come questo concetto si ribelli a ogni semplificazione, a ogni generalizzazione e a ogni analisi. Perché è sempre proteiforme, polivalente, ambiguo. E non può quindi essere rinchiuso in una formula.

Nel Medioevo l’emblema è altra cosa dal simbolo, anche se la frontiera fra loro è sempre permeabile. L’emblema è un segno che dice l’identità di un individuo, o di un gruppo di individui. Il simbolo, al contrario, ha per significato non una persona fisica o un gruppo di persone, ma un’entità astratta, un’idea, una nozione, un concetto.

La cultura medievale non dà ai due termini - emblema e simbolo - il senso generico che gli attribuiamo oggi. Il termine simbolum dal greco sumbolon ha soprattutto un senso religioso e dogmatico: basti pensare che designa l’insieme dei principali articoli della fede cristiana, come “simbolo degli apostoli” o “Credo”. Il termine emblema, anch’esso derivato dal greco, serviva in architettura per designare un ornamento riportato o applicato. Quello che oggi noi chiamiamo emblema veniva definito, nel Medioevo, con altre parole, appartenenti alla ricca famiglia del segno.

Dopo questa presentazione chiarificatrice, possiamo seguire Pastoureau che ci fa da guida nella storia dei colori, spiegandoci, ad esempio, come il verde, alla fine del Medioevo, cambi di senso; in cui il legno non è solo classificato a seconda dell’albero da cui è tratto, ma anche per le sue caratteristiche maschili o femminili, musicali, benefiche o inquietanti.

L’artigiano medievale le conosce bene, e in base a queste decide la destinazione dei legni: mai un utensile che destinato a essere usato da un uomo veniva fatto con un legno femminile, mai uno strumento musicale veniva costruito con un legno diverso dal tiglio, l’albero musicale per eccellenza.

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10 dicembre 2019

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