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Per non cadere nell'illusione di Prometeo

· Identità personale e appartenenza al creato nell’enciclica «Laudato si’» ·

Questa è un’enciclica che entra direttamente nel merito della vita quotidiana delle persone, che non permette di assumere scusanti né attenuanti per il mancato rispetto nei confronti della natura e che impone un serio esame di coscienza per ripensare lo stile di vita necessario per guardare al futuro con speranza. L’obiettivo di fondo che si coglie, sembra essere proprio questo: il desiderio di incutere speranza per il futuro. Papa Francesco più volte è ritornato su questo tema. Le parole nette: «Non lasciamoci rubare la speranza» (Evangelii gaudium, 86) sono una eco costante nel suo insegnamento. Si tratta di una speranza pensata e vissuta sotto lo sguardo carico di quella peculiare certezza che proviene dalla fede e che permette di andare oltre i limiti e le contraddizioni dei nostri giorni per farsi carico del futuro dell’umanità e del creato.

Nicolas-Sébastien Adam«Prometeo incatenato» (XVIII secolo)

«Basta un uomo buono perché ci sia speranza» (Laudato si’, 71). Questa semplice espressione, tipica del linguaggio e della visione di Papa Francesco, afferma che la certezza per la speranza dipende da un piccolo passo che si può compiere, preludio di un cammino che l’intera comunità degli uomini è chiamata a percorrere. Nonostante le contraddizioni, permane una convinzione di fondo: «Gli esseri umani, capaci di degradarsi fino all’estremo, possono anche superarsi, ritornare a scegliere il bene e rigenerarsi, al di là di qualsiasi condizionamento psicologico e sociale che venga loro imposto. Sono capaci di guardare a sé stessi con onestà, di far emergere il proprio disgusto e di intraprendere nuove strade verso la vera libertà. Non esistono sistemi che annullino completamente l’apertura al bene, alla verità e alla bellezza, né la capacità di reagire, che Dio continua ad incoraggiare dal profondo dei nostri cuori. A ogni persona di questo mondo chiedo di non dimenticare questa sua dignità che nessuno ha diritto di toglierle» (Laudato si’, 205). Ecco perché la parola di Papa Francesco è in ogni caso sostenuta dalla forza positiva della fede: «Camminiamo cantando! Che le nostre lotte e la nostra preoccupazione per questo pianeta non ci tolgano la gioia della speranza» (Laudato si’, 244).
Questa premessa era necessaria per immettersi con la dovuta prospettiva nell’analisi di alcune tematiche presenti nell’enciclica. Quando il teologo si pone dinanzi a un testo come Laudato si’, percepisce subito che si tratta di quelle Grenzfragen che costellano spesso gli interventi del magistero negli ultimi decenni. Il termine vuole indicare quelle questioni frontiera che comportano diversi interrogativi sia sul contenuto trattato sia sull’intervento della Chiesa in proposito. Pur non avanzando alcuna pretesa sulla definitività delle proprie posizioni in proposito, ma consapevole di instaurare un vero dialogo tra le diverse istanze (cfr. Laudato si’, 164-188), per giungere a «soluzioni partecipate» (Laudato si’, 164), la Chiesa, comunque, sente il diritto di intervenire su questa tematica perché vi è in gioco il futuro della creazione e la dignità delle persone.
Come si nota, Papa Francesco non tergiversa nel chiarificare subito quanto la tematica ecologica sia un contenuto prettamente connesso con la fede e, pertanto, richieda un intervento specifico da parte del vescovo di Roma. Si ritrova, infatti, una connessione importante tra ecologia ed etica, stile di vita dei credenti e formazione della coscienza, impegno per l’unità del genere umano e critica verso ogni forma di povertà causata dall’individualismo sprezzante di chi intende porre come primato il solo interesse economico.


di Rino Fisichella 

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27 maggio 2019

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