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Non bastano
cinque ore di tregua

· Troppo brevi secondo l’Onu le pause umanitarie per aiutare la popolazione del Ghouta orientale ·

Tregue giornaliere di poche ore «non sono sufficienti per fare arrivare aiuti alla popolazione e per evacuare i civili» intrappolati nei combattimenti nella regione del Ghouta orientale, alle porte di Damasco. 

A lanciare l’allarme è stato ieri Jan Egeland, consigliere per gli affari umanitari dell’inviato speciale dell’Onu per la Siria Staffan de Mistura. Egeland ha detto che «è positivo cercare di fare uscire i civili da una zona di guerra, ma non conosco alcun operatore umanitario per il quale una tregua di cinque ore è sufficiente per portare aiuti e organizzare un’evacuazione medica». Per fare questo, il consigliere dell’Onu propone «un coordinamento con la Russia e i paesi che sostengono i ribelli» per cercare di «rispettare gli standard umanitari». La situazione nel Ghouta orientale è molto tesa: le “pause umanitarie” di cinque ore al giorno decise da Mosca sono state ripetutamente violate. La Russia e la Siria hanno accusato i ribelli di avere impedito l’evacuazione dei civili bombardando un valico di passaggio riservato a questo scopo nel territorio controllato dalle forze governative. I ribelli, dal canto loro, sostengono che le violazioni della tregua siano state compiute dai soldati di Assad. Egeland ha sottolineato che «le pause umanitarie sono state decise dalla Russia unilateralmente senza consultazioni con il Consiglio di sicurezza dell’Onu» che sabato scorso aveva approvato una risoluzione per un cessate il fuoco di trenta giorni in tutto il paese. A riprova dell’intensificazione dei combattimenti in queste ultime settimane ci sono gli ultimi dati del Syrian Network for Human Rights, secondo cui a febbraio sono stati uccisi 1389 civili, il 67 per cento dei quali proprio nel Ghouta orientale. Oltre duecento i bambini morti sotto le bombe.

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