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Non basta la solidarietà

· Consigli pratici per l’accoglienza dei profughi ·

In molti Paesi europei si osserva uno straordinario slancio di solidarietà per accogliere gli uomini, le donne, i bambini e le famiglie che arrivano in Europa per chiedere asilo e protezione. La metà di essi viene dalla Siria, l’altra metà da Paesi come Eritrea, Somalia e Afghanistan.

Domenico Ghirlandaio, «Madonna della misericordia» (1472)

L’accoglienza offerta loro mostra quanto l’appello di Papa Francesco sia stato ascoltato e messo in pratica. Molte persone si sono offerte di accogliere i profughi, come pure molte parrocchie o comunità. Che cosa occorre fare perché questa accoglienza vada bene, sia per quanti accolgono sia per quanti vengono accolti? La rete «Welcome» di Jesuit Refugee Service (Jrs) Francia, sulla base di una lunga esperienza, ci propone cinque consigli pratici. Lo scrive Jean-Marie Carrière, direttore Jrs Europa, aggiungendo che certamente il primo obiettivo dell’accoglienza è in concreto di dare un alloggio ai richiedenti asilo. Anzitutto, si tratta di accoglienza, perciò si cercherà di creare rapporti sociali e di amicizia tra i profughi e le famiglie che li accolgono. Offrire un alloggio è uno dei modi per farlo. L’accoglienza dei profughi può però anche avvenire per un tempo delimitato, come un pasto o un fine settimana, oppure organizzando momenti di convivialità, come una partita di calcio o una serata danzante. La permanenza in una famiglia è sempre di breve durata: un mese in media, e un profugo può essere accolto a turno da diverse famiglie. Le persone accolte, che hanno tutte presentato una richiesta di asilo e hanno dunque i documenti in regola, restano così vari mesi all’interno di una rete, mentre attendono di essere ospitate in un centro di accoglienza dello Stato. Le famiglie poi restano spesso in contatto con il profugo che hanno accolto, e spesso lo rinvitano per un pranzo o per un breve soggiorno nella loro casa vacanza.

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21 marzo 2019

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