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Non basta conservare perché i libri senza lettori sono morti

· Si è svolto in Vaticano l’incontro annuale del Consortium of European Research Libraries ·

Organizzato dalla Biblioteca Apostolica Vaticana si è tenuto a Roma il seminario annuale di studi del Consortium of European Research Libraries (Cerl) intitolato «La stampa romana nella Roma dei Papi e in Europa». Pubblichiamo quasi per intero l’intervento introduttivo del cardinale bibliotecario di Santa Romana Chiesa e stralci di due delle relazioni.

Il Consortium of European Research Libraries o Cerl (www.cerl.org), una delle occasioni più riuscite e feconde di cooperazione in ambito europeo, è nato circa venti anni fa — e si è formalizzato nel 1994 — dall’unione di diverse importanti biblioteche europee di ricerca, con l’obiettivo di documentare il patrimonio librario antico a stampa e, più recentemente, anche manoscritto, di tutta l’Europa.

Da tempo costituisce un autorevole punto di riferimento internazionale che aggrega competenze, risorse e strumenti specialistici di elevata qualità scientifica per bibliotecari e studiosi. Il Consortium dedica, inoltre, un forte impegno alla promozione, sul versante tecnico, di strumenti che agevolino la circolazione e lo scambio delle descrizioni bibliografiche e l’accesso integrato alle più importanti basi di dati relative al libro antico.

I principali strumenti già realizzati in questo senso sono l’Heritage of the Printed Book Database, il Cerl Thesaurus, nonché il Cerl Portal.

La Biblioteca Vaticana ha aderito al Cerl come special member nel 2007, ma già negli anni precedenti, apprezzando la ricchezza e l’elevata qualità delle iniziative e sentendole in piena consonanza con le proprie finalità pro communi doctorum virorum commodo (per usare le parole del nostro fondatore Niccolò v), aveva seguito con interesse le attività del Consortium, che annualmente organizza una fitta agenda di seminari e workshop, alcuni dei quali si sono svolti sul suolo italiano. In particolare, la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma ha offerto la propria sede nel 2005 per il Seminario annuale e, nel 2007, per un Workshop. Quest’anno, è la Biblioteca Vaticana a ricambiare l’ospitalità, accogliendo il seminario del 2011 in un contesto tematico — «La stampa romana nella Roma dei Papi e in Europa» — che abbraccia il Vaticano e la città di Roma, consente di celebrare gli studi umanistici e, al contempo, di ricordare le nostre comuni radici culturali e istituzionali: Roma, città particolarmente fervida di iniziative tipografiche, e la Santa Sede, motore e promotore dell’attività editoriale romana nei secoli XV e XVI.

La stessa Biblioteca, del resto, come ha ricordato anche il Papa nel messaggio di saluto al convegno «La Biblioteca Apostolica Vaticana come luogo di ricerca e come istituzione al servizio degli studiosi» (organizzato esattamente un anno fa nella medesima sede in cui si svolge quest’anno il seminario), nasce «nel XV secolo, nel cuore dell’Umanesimo, di cui è una splendida manifestazione» e, fedele alle sue origini, è sempre stata «per vocazione aperta all’umano». Questa vocazione ha guidato la Biblioteca, durante gli oltre cinque secoli di vita, nell’allestimento delle sue collezioni.

Il patrimonio librario antico a stampa della Vaticana costituisce, insieme ai fondi manoscritti, alla collezione numismatica e alla raccolta di grafica, un tesoro inestimabile. In particolare, la ricca collezione di incunaboli e cinquecentine rappresenta una testimonianza diretta della vitalità della cultura umanistica e rinascimentale e della sorprendente capacità tecnica raggiunta dai primi artefici dell’arte tipografica.

Benedetto XVI rammentava, nel medesimo messaggio di saluto, che la Biblioteca «ha sempre cercato, raccolto, conservato, con una continuità che ha pochi paragoni, gli esiti migliori degli sforzi degli uomini di elevarsi al di sopra della pura materialità verso la ricerca, consapevole o inconsapevole, della Verità».

Un analogo spirito di ricerca, unito al desiderio di valorizzare ciò che di grande e di bello l’ingegno umano ha realizzato nel corso dei secoli anima anche le altre biblioteche che partecipano al Cerl; si può dire, anzi, che costituisca l’ humus culturale che tutti insieme ci accomuna e che ci permette di stabilire obiettivi condivisi, realizzare progetti, programmare attività di studio. Se ci limitassimo a conservare i preziosi testimoni che i secoli ci hanno lasciato in eredità senza favorirne e promuoverne lo studio, perderemmo il senso profondo del nostro operare, il valore culturale intrinseco che, al tempo stesso, ci alimenta e che, attraverso noi si radica, matura e si propaga.

È questo l’ animus e l’ humus che traccia i nostri incontri. Ed è in questo contesto e in questa atmosfera che si crea quell’invisibile ponte tra noi e il passato, laddove il libro, l’oggetto del nostro discorrere, l’oggetto delle nostre cure e, diciamolo pure, del nostro amore, ci dice molto più di quanto l’autore pensava di comunicare e trasmettere. Per questo, ospitare quest’anno il seminario, con il suo particolare focus tematico, costituisce, per la Biblioteca del Papa, un’occasione per contribuire concretamente a proseguire il dialogo iniziato e, se possibile, arricchirlo, avvalendoci di risorse che la collaborazione reciproca ci permette di condividere, usufruendo del supporto tecnologico divenuto indispensabile anche agli studi umanistici.

E tuttavia la tecnologia, ausilio fondamentale per la divulgazione della ricerca e per la realizzazione di tanti progetti, non avrebbe senso se non disponessimo di quello che potremmo definire la materia prima imprescindibile: i libri, certamente, ma anche e soprattutto le persone — i libri senza i lettori sono morti — che li studiano e si confrontano per offrire gli strumenti più idonei alla ricerca in campo umanistico.

Da quando la Biblioteca Vaticana fa parte del Cerl abbiamo potuto apprezzare i notevoli frutti di questa collaborazione. Mi riferisco a due progetti integrati tra loro.

Il primo, Vatican Incunabula Short Title Catalogue (Vistc), avviato nel 2009 e concluso nel 2010, anche in collaborazione con l’Incunabula Short Title Catalogue della British Library, riguarda la digitalizzazione delle descrizioni sintetiche ( short title ) degli incunaboli della Biblioteca Vaticana. Il secondo progetto, che è una fase di esplicitazione del primo, denominato Bibliothecae Apostolicae Vaticanae Incunabulorum Catalogus (Bavic), iniziato nel 2010, prevede la descrizione analitica degli esemplari secondo le regole applicate tradizionalmente nella catalogazione dei manoscritti.

Ambedue i progetti rappresentano risultati concreti di qualità e di particolare spessore culturale per la Vaticana e per la comunità scientifica internazionale.

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