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Non abituarsi allo spreco
e alla fame

· ​Durante la visita al Programma alimentare mondiale il Papa ricorda che mentre gli aiuti e i piani di sviluppo sono ostacolati le armi possono circolare liberamente ·

La mancanza di cibo non è «frutto di un destino cieco» ma di una «egoista e cattiva distribuzione delle risorse». Lo ha ricordato il Papa durante la visita alla sede del Programma alimentare mondiale (Pam), dove si è recato lunedì mattina, 13 giugno, in occasione dell’apertura della sessione annuale della giunta esecutiva dell’agenzia dell’Onu impegnata nella lotta contro la fame.

Nel discorso pronunciato di fronte ai rappresentanti di diversi governi del mondo Francesco ha invitato con forza a non assuefarsi alle tragedie che colpiscono l’umanità e a non considerare la povertà «come un dato della realtà tra i tanti», dimenticando, invece, che «la miseria ha un volto: ha il volto di un bambino, ha il volto di una famiglia, ha il volto di giovani e anziani», ma anche «il volto della mancanza di opportunità e di lavoro di tante persone», il volto «delle migrazioni forzate, delle case abbandonate o distrutte».

Il Pontefice è tornato a ribadire con chiarezza che la malnutrizione «non è qualcosa di naturale, non è un dato né ovvio né evidente». È invece la conseguenza di una «mercantilizzazione degli alimenti» che genera esclusione e induce «ad abituarci al superfluo e allo spreco quotidiano di cibo». Tuttavia — è stato il monito di Francesco — «ci farà bene ricordare che il cibo che si spreca è come se lo si rubasse dalla mensa del povero, di colui che ha fame». Un richiamo a «riflettere sul problema della perdita e dello spreco di alimenti, al fine di individuare vie e modalità che, affrontando seriamente tale problematica, siano veicolo di solidarietà e di condivisione con i più bisognosi».

Dal Papa anche un deciso appello a «de-burocratizzare la fame», rimuovendo gli ostacoli che impediscono ai piani di sviluppo e alle iniziative umanitarie di realizzare i loro obiettivi. Il Pontefice ha denunciato in particolare lo «strano e paradossale fenomeno» per cui gli aiuti alle vittime della guerra e della fame sono intralciati mentre le armi «circolano con una spavalda e quasi assoluta libertà in tante parti del mondo». In questo modo, ha affermato, «a nutrirsi sono le guerre e non le persone». In alcuni casi, oltretutto, «la fame stessa viene usata come arma di guerra». E così «le vittime si moltiplicano, perché il numero delle persone che muoiono di fame e sfinimento si aggiunge a quello dei combattenti che muoiono sul campo di battaglia e a quello dei molti civili caduti negli scontri e negli attentati» Da qui la richiesta rivolta agli Stati, sollecitati a incrementare «decisamente l’effettiva volontà di cooperare con il Programma alimentare mondiale» così da permettere di «realizzare progetti solidi e consistenti e programmi di sviluppo a lungo termine» per debellare quella che Francesco — nel successivo incontro con il personale dell’agenzia — ha definito «una delle più grandi minacce alla pace e alla serena convivenza umana».

I discorsi del Papa

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