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No di Obama
all’opzione militare in Siria

· Scampato a un attentato il patriarca Ignazio Aphfrem II ·

Non è possibile alcuna soluzione militare alla crisi siriana: questa la posizione del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, confermata ieri dalla Casa Bianca. Questo mentre proseguono senza sosta i combattimenti, in particolare ad Aleppo, nel nord del Paese, dove si affrontano i soldati governativi e i jihadisti del cosiddetto Stato islamico (Is).

Combattimenti nei dintorni di Aleppo (Reuters)

Proprio ieri un attentatore suicida si è fatto esplodere al passaggio del seguito del patriarca siro-ortodosso Mar Ignazio Aphfrem II, in visita a Qamishli, in Siria. L’attacco terroristico è avvenuto vicino al giardino di Al-Kindi nel quartiere di Al Wastani e ha causato tre morti e cinque feriti. Il patriarca — stando a quanto riferiscono i siti internazionali — è invece riuscito a sfuggire all’esplosione.
Sempre ieri si è tenuta una videoconferenza «straordinaria» fra il Pentagono e funzionari della Difesa russi per discutere un rafforzamento della cooperazione nelle operazioni militari in territorio siriano. Nel corso della videoconferenza gli Stati Uniti hanno espresso le loro preoccupazioni per i raid russi perché in alcune occasioni — riferisce la stampa statunitense — avrebbero colpito postazioni dei ribelli sostenuti da Washington, in prima fila nella lotta contro i jihadisti dell’Is. Il Pentagono — sottolinea il «New York Times» — ha messo in evidenza che i raid sono continuati anche dopo che la Russia era stata ufficialmente informata che si stavano colpendo i ribelli sostenuti dalla coalizione, creando così «timori per la sicurezza».

E per discutere delle nuove operazioni militari, ieri, il presidente siriano Bashar al Assad ha incontrato a Damasco il ministro della Difesa russo, Sergei Shoigu, con il quale ha discusso della cooperazione militare tra i due Paesi. Lo ha riportato quest’oggi l’agenzia di Stato di Damasco Sana. Nel corso della sua missione in Siria, Shoigu ha anche effettuato una visita alla base aerea di Khmeimim, operata dalla Russia a sud-est di Latakia. Le forze aeree di Mosca sono intervenute nel conflitto siriano lo scorso settembre al fianco del Governo di Assad. Prosegue, nel frattempo, l’avanzata delle truppe di Damasco verso Raqqa, città considerata la principale roccaforte dell’Is in Siria. Ieri Damasco ha annunciato di essere a soli sette chilometri dall’aeroporto di Tabqa, a sud-est di Raqqa. Sulla città si stanno puntando tanto i ribelli e i curdi sostenuti dalla coalizione internazionale a guida statunitense quanto le truppe regolari di Assad supportate dai russi. Sanguinosi scontri sono segnalati anche ad Aleppo e in tutta la zona del confine con la Turchia, dove sembra che l’Is stia preparando una grande offensiva, ammassando uomini e mezzi. A Damasco è sempre più in bilico la cessazione delle ostilità entrata in vigore con l’accordo tra Washington e Mosca: nelle ultime ore si sono registrate violenze e scontri.

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