Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

No alla tratta

«Non lasciamoci schiacciare dallo sconforto che contro la tratta delle persone non si possa fare niente: non è vero!». È il messaggio — forte e chiaro — rilanciato, incontrando Papa Francesco all’udienza generale, da suor Gabriella Bottani, coordinatrice internazionale di Talitha Kum, la rete delle religiose schierate in primissima linea contro la schiavitù moderna.

Dal 28 gennaio all’8 febbraio ventidue leader di Talitha Kum sono a Roma per il primo corso di formazione finalizzato a «sostenere e accompagnare le vittime»: rappresentano paesi come il Pakistan, l’India, l’Indonesia, il Myanmar, la Corea, le Filippine, il Rwanda, il Sudafrica, il Cameroun, la Nigeria, lo Zimbabwe, il Messico, il Perú, l’Argentina, il Brasile e la Tunisia. Oltre che l’Italia.

«Paura e rassegnazione» sono, secondo Talitha Kum, i grandi ostacoli da saltare, «anche per fermare le organizzazioni criminali». Con la forza del bene e della testimonianza, è la semplice dinamica messa in campo contro la tratta, si deve puntare a «una società più giusta dove ogni persona possa essere finalmente riconosciuta nella sua dignità».

Nata nel 2009 nell’ambito dell’Unione internazionale delle superiore generali proprio per opporsi alla tratta di persone in settanta Paesi, Talitha Kum prende il nome da un’espressione del Vangelo di Marco (5, 41) che tradotta dall’aramaico significa: “Fanciulla, io ti dico, alzati”. Sono le parole di Gesù alla figlia di Giairo per ridarle la vita. «Dunque l’espressione Talitha Kum ha il potere trasformatore della compassione e della misericordia che risveglia il profondo desiderio di dignità e di vita assopito e ferito dalle tante forme di sfruttamento».

E sempre di iniziative contro la tratta delle persone è venuta a parlare al Pontefice una delegazione dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine (Unodc), nella prospettiva di una conferenza internazionale.

Con un abbraccio Francesco ha accolto nell’aula Paolo VI i rappresentanti dell’Associazione volontariato europeo solidale (Aves) che promuove «progetti di solidarietà sociale in collaborazione con la Caritas di Roma, parrocchie e centri di ascolto». L’associazione, spiega Giampiero Ialongo, sta accanto ad anziani, bambini, malati, poveri, immigrati a Roma e nelle zone di Erba, Palermo, Benevento, Avezzano: «Ogni giorno ascoltiamo i problemi e le difficoltà che tanti affrontano e, attraverso l’opera di operatori e volontari, offriamo un supporto concreto per alleviare il disagio sociale ed economico».

Il Papa non ha poi mancato di incoraggiare «un gruppo di amici uniti da un solo obiettivo: aiutare i bisognosi». Amici che, con questo spirito, hanno dato vita all’associazione Salvadè for Africa: «In Togo, da ventotto anni, ci occupiamo di nove villaggi e abbiamo costruito pozzi, scuole, asili, case e chiese aiutando bambini, disabili e poveri».

Significativo, inoltre, l’abbraccio del Pontefice a Ravi Nandan Singh e Shishu Kumar Tiwari, indù indiani, che stanno per concludere i corsi all’Angelicum sull’«educazione per la pace», come borsisti della fondazione Nostra aetate del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso.

Infine, accompagnati da suor Geneviève Jeanningros e dai responsabili della fondazione Migrantes, 450 giostrai che lavorano nei circhi e nei luna park hanno voluto incontrare Francesco, alla vigilia della festa del loro patrono san Giovanni Bosco, per una parola di speranza che li sostenga nella quotidianità di un lavoro sempre più precario. (giampaolo mattei)

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

18 ottobre 2019

NOTIZIE CORRELATE