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No alla cultura
del silenzio e della negazione

· ​In Irlanda la prima Conferenza sulla tutela dei minori ·

«Non dobbiamo dimenticare l’eredità di tradimenti, traumi e vergogna lasciati dagli abusi, perché essi hanno distrutto le vite dei bambini, segnandoli in modo indelebile». 

Lo ha dichiarato domenica scorsa, al termine della prima conferenza nazionale sulla tutela dei minori, svoltasi ad Athlone, il primate d’Irlanda e arcivescovo di Armagh, monsignor Eamon Martin.

Secondo il presule, affinché tali «terribili atti» non si verifichino più all’interno della Chiesa, è indispensabile una «responsabilità condivisa che non sarà mai un onere scomodo o un ostacolo all’opera pastorale, quanto piuttosto una parte intrinseca e necessaria della missione ecclesiale, che mette così al centro le necessità dei bambini e dei più vulnerabili». In diverse occasioni, il presule ha sottolineato che «gli abusi rimarranno una ferita nel fianco della Chiesa fino al giorno in cui ogni singola vittima di abusi avrà ottenuto la guarigione personale che merita».
Secondo l’arcivescovo, è necessario che venga coltivata una «cultura della salvaguardia e andrà mantenuta alta l’allerta sul problema, attraverso una formazione adeguata per sacerdoti, religiosi e laici riguardo agli abusi». Va invece abbandonata — sostiene il presule — quella «cultura del silenzio e della negazione», che in passato ha permesso gli abusi sessuali da parte di ministri della Chiesa. «Non possiamo essere compiacenti — ha ammonito l’arcivescovo — perché è proprio quando si abbassa la guardia che il rischio cresce».

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