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Orrore in Nigeria

· ​Attaccato un campo profughi ·

Il campo bersaglio dell’attentato  (Afp)

Ancora sangue, ancora orrore in Nigeria. Due attentatrici suicide sono riuscite a entrare ieri in un campo profughi nel nord della Nigeria e si sono fatte saltare in aria, provocando — ma si tratta, purtroppo, di un bilancio ancora provvisorio — almeno sessantacinque morti. Tutte persone che avevano lasciato le loro case per fuggire dalla violenza del gruppo fondamentalista islamico di Boko Haram, che imperversa da anni in Nigeria e nei Paesi confinanti. I feriti sono oltre duecento, molti dei quali in gravissime condizioni. L’attentato è stato perpetrato nel campo per sfollati interni vicino alla cittadina di Dikwa, nel travagliato Stato settentrionale a maggioranza islamica di Borno, circa ottantacinque chilometri dal capoluogo, Maiduguri. Anche se l’attacco non è stato ancora rivendicato, la matrice appare chiara. Già in passato, i terroristi di Boko Haram — ormai affiliati al cosiddetto Stato islamico nel tentativo di istituire la sharia nelle regioni nordorientali della Nigeria — si sono resi responsabili di simili carneficine. E il massacro di ieri porta tutti i tratti caratteristici delle tattiche stragiste del sanguinario gruppo islamista, a cominciare dall’uso di attentatrici donne (quando non di bambine o bambini, come è avvenuto in passato). Un tentativo di compiere un massacro nello stesso campo profughi era fallito il 31 gennaio scorso.

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