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Nigeria, le accuse dopo il massacro

· Le forze dell'ordine non sarebbero intervenute per prevenire le violenze ·

. Militari dell'esercito nigeriano pattugliano da oggi i villaggi della regione di Jos, teatro dei massacri costati la vita a 500 persone. Ma, nonostante la calma apparente, la tensione è ancora molto alta, mentre si moltiplicano gli appelli internazionali per fermare le violenze. Le vittime hanno nuovamente accusato le forze  dell’ordine e l’esercito, molto numeroso nella zona dopo gli scontri di gennaio, di non essere intervenute in tempo  per proteggerli e di aver permesso ai responsabili di fuggire.

L'alto commissario dell'Onu per i Diritti umani, Mary Pillay, si è detta oggi costernata per la ferocia dell'eccidio, che non ha risparmiato donne e bambini, e ha rivolto un appello alle autorità locali per superare le cause che hanno condotto all'esplosione di violenza. Il segretario generale dell’Onu,  Ban Ki-moon, si è detto «profondamente preoccupato» per le violenze,  invitando tutte le parti a tornare a dialogare e a lavorare assieme per risolvere la crisi. Il segretario generale delle Nazioni Unite ha definito  «agghiacciante» quanto accaduto nella regione di Jos, dove nella notte tra sabato e domenica  un gruppo di pastori nomadi fulani di religione musulmana ha attaccato due villaggi abitati da un popolazione di etnia birom, a maggioranza cristiana, uccidendo almeno 500 persone.

Anche il segretario di Stato  americano, Hillary Clinton, ha rivolto un  appello «a tutte le parti» affinché cessino in Nigeria gli scontri. «Continuiamo a sollecitare tutte le parti affinché si astengano da ogni forma di violenza», ha precisato Clinton, secondo  la quale il Governo nigeriano «deve fare in modo che gli autori siano consegnati alla giustizia».

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19 maggio 2019

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