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In Niger si torna a pregare
nelle chiese distrutte

· A sette mesi dagli attentati incendiari ·

Niamey, 11. Fra il 16 e il 18 gennaio almeno quarantacinque chiese cristiane furono date alle fiamme in Niger (Paese a stragrande maggioranza musulmana) durante le proteste contro la pubblicazione di caricature di Maometto da parte del settimanale francese «Charlie Hebdo».

A causa delle violenze morirono dieci persone. A quasi sette mesi di distanza, sono iniziati i lavori di restauro e ripristino di quelle chiese, «con i nostri mezzi e grazie alla generosità di tanti, cristiani e non», come annuncia — in un’intervista pubblicata dal sito ivoriano Linfodrome.com e ripresa da Radio Vaticana — monsignor Michel Christian Cartatéguy, arcivescovo emerito di Niamey.
Il presule si sofferma in particolare sullo stato di avanzamento dei lavori nelle parrocchie cattoliche della capitale e di Zinder (seconda città del Niger, nella diocesi di Maradi), le più colpite dalle violenze. Serve tuttavia l’equivalente di 3 milioni di euro per recuperare la chiesa di Zinder e le sei di Niamey arse dalle fiamme, saccheggiate, derubate e profanate; fino a ora con le donazioni è stato coperto il 30 per cento delle spese previste.

Cartatéguy racconta che gli avvenimenti di gennaio hanno turbato molto i cristiani, soprattutto perché le buone relazioni instaurate nel corso di questi anni con la comunità musulmana non facevano temere tensioni o minacce alla pacifica convivenza. Per questo, secondo il presule, le violenze dei mesi scorsi sono frutto di un integralismo islamico che non nasce in Niger, ma altrove.

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