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Niente sanzioni europee
a Mosca

· Ad Aleppo i corridoi umanitari sotto il tiro dei cecchini ·

«Nuove sanzioni avrebbero sortito l’effetto opposto». Le parole del portavoce del Cremlino, Maria Zakharova, fanno ben capire il livello della tensione diplomatica tra Bruxelles e Mosca. Tensione che avrebbe potuto sfociare in scontro aperto se il Consiglio europeo non avesse deciso, ieri, di eliminare l’ipotesi di nuove sanzioni alla Russia per i bombardamenti ad Aleppo. «La situazione in Siria si sarebbe complicata in relazione alla mancanza di dialogo. I terroristi — ha detto Zakharova — avrebbero festeggiato una vittoria, vedendo la divisione tra le maggiori potenze sulla questione della soluzione siriana». 

Sfollati in fuga dalle violenze in Siria (Afp)

L’Unione «ha evitato un suicidio». L’ipotesi di nuove sanzioni era contenuta nella bozza del comunicato finale del summit. È stato soprattutto grazie all’intervento italiano — dicono i media — che si è deciso di eliminare il punto, senza aprire la discussione. «Credo che non avesse senso inserire anche qui un riferimento alle sanzioni» ha detto il presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi. «Bisogna fare tutte le pressioni possibili perché si faccia un accordo in Siria, ma è difficile che questo abbia a che vedere con ulteriori sanzioni alla Russia». Ciò non significa, tuttavia, che in futuro l’ipotesi non possa essere nuovamente vagliata. L’Unione europea — si legge dunque nel testo finale approvato dai ventisette capi di Stato e di governo — «condanna con forza gli attacchi da parte del regime siriano e dei suoi alleati, in particolare la Russia, su civili ad Aleppo; li richiama a mettere fine alle atrocità e a fare passi urgenti per assicurare l’accesso umanitario senza ostacoli ad Aleppo e alle altre parti del paese». Il Consiglio chiede inoltre «la cessazione immediata delle ostilità e il ripristino di un processo politico credibile sotto gli auspici dell’Onu. I responsabili delle violazioni della legge umanitaria internazionale e dei diritti umani devono essere portati a giudizio». E l’Unione — conclude il testo — «sta considerando tutte le opzioni disponibili, se le attuali atrocità continueranno».

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