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Niente porte chiuse

· All’udienza generale Papa Francesco raccomanda accoglienza e cura per le famiglie ferite ·

Quanti hanno intrapreso una nuova unione dopo il fallimento del matrimonio non sono scomunicati

«Niente porte chiuse!» ha ripetuto Papa Francesco all’udienza generale di mercoledì 5 agosto, invitando i cristiani ad assicurare accoglienza e cura pastorale a quanti hanno intrapreso una nuova unione dopo il fallimento del matrimonio sacramentale.

Conclusa la pausa estiva di luglio, il Pontefice ha ripreso nell’Aula Paolo VI gli incontri settimanali con i fedeli. E proseguendo nel ciclo di catechesi dedicate alla famiglia, si è soffermandosi proprio sulla situazione dei «battezzati che hanno stabilito una nuova convivenza» in seguito «all’irreversibile fallimento del loro legame matrimoniale».

La Chiesa «sa bene che una tale situazione contraddice il sacramento cristiano» ha assicurato in proposito Francesco; senza dimenticare, tuttavia, che c’è «differenza tra chi ha subito la separazione rispetto a chi l’ha provocata» e che, in ogni caso, «queste persone non sono affatto scomunicate e non vanno assolutamente trattate come tali: esse fanno sempre parte della Chiesa».

In particolare il Papa ha raccomandato di tener conto delle ripercussioni che tali situazioni possono avere nei confronti dei figli piccoli: «si deve fare in modo — ha esortato — di non aggiungere altri pesi oltre a quelli che i figli, in queste situazioni, già si trovano a dover portare». Da qui l’appello rivolto a tutti i cristiani, perché si impegnino a prendersi «cura delle famiglie ferite, accompagnandole nella vita di fede della comunità». Ciascuno è chiamato a fare «la sua parte nell’assumere l’atteggiamento del buon pastore, il quale conosce ognuna delle sue pecore e nessuna esclude dal suo infinito amore».

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19 giugno 2018

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