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Niente ostacoli
alla riconciliazione

· ​All’udienza giubilare Francesco ribadisce il primato della misericordia nel confessionale e incoraggia i militari a essere seminatori di pace ·

Un’esortazione a «non mettere ostacoli alle persone che vogliono riconciliarsi con Dio» è stata rivolta da Papa Francesco ai confessori durante l’udienza giubilare di sabato mattina, 30 aprile, in una piazza San Pietro gremita soprattutto di militari che partecipavano al pellegrinaggio delle forze armate e di polizia.

Michel Ciry, «Il figliol prodigo» (1967)

Riflettendo sul legame tra misericordia e riconciliazione, dopo la proclamazione del brano biblico tratto dalla seconda lettera ai Corinzi (5, 17-21), il Pontefice è partito dal presupposto che «Dio non mai mancato di offrire il suo perdono agli uomini», perché «non si rassegna alla possibilità che una persona rimanga estranea al suo amore, a condizione però di trovare in lei qualche segno di pentimento». Del resto, ha fatto notare, poiché «quando pecchiamo» gli «voltiamo le spalle», il Signore viene in soccorso degli uomini. Come? Proprio attraverso il confessionale, è stata la risposta implicita del Papa, il quale ha auspicato che «questo Giubileo della misericordia» sia «un tempo di riconciliazione per tutti». E in proposito ha fatto notare che «tante persone vorrebbero riconciliarsi ma non sanno come fare». Per questo, ha aggiunto «la comunità cristiana deve favorire il ritorno sincero a Dio». E ciò vale soprattutto per «quanti compiono il ministero della riconciliazione». Da qui la richiesta, che «nessuno rimanga lontano da Dio a causa di ostacoli posti dagli uomini, in particolare dal confessore che — ha aggiunto a braccio al testo preparato — «deve essere un padre». Anzi «è al posto di Dio Padre» e perciò «deve accogliere le persone che vengono da lui». È — ha commentato il Papa con le caratteristiche immagini evocative dei suoi discorsi — «un ministero tanto bello: non è una sala di tortura né un interrogatorio». Da qui l’invito a lasciarsi riconciliare con Dio, pur nella consapevolezza che «nel mondo ci sono più nemici che amici». Un invito a costruire «ponti di riconciliazione», a ogni livello della società: dalla famiglia — «quanti fratelli hanno litigato e si sono allontanati soltanto per l’eredità», ha constatato — alle Nazioni. E su quest’ultimo aspetto al termine della catechesi, Francesco ha rivolto un breve saluto ai militari con auspicando che siano «seminatori di pace».

Il discorso del Papa

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29 gennaio 2020

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