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In Nicaragua
attesa per il dialogo

· ​Mentre si contano 63 vittime della repressione ·

Fonti dell’opposizione in Nicaragua fanno sapere che il bilancio della repressione delle proteste antigovernative iniziate la settimana scorsa nel paese è arrivato a 63 morti e almeno 15 dispersi, secondo i conteggi separati di tre organizzazioni locali di difesa dei diritti umani.

Omaggio a vittime della repressione  delle proteste a Managua (Ap)

La Commissione permanente dei diritti umani (Cpdh) ha registrato 39 morti solo nella capitale Managua, che vanno aggiunti a quelli a livello nazionale registrati dal Centro nicaraguense per i diritti umani (Cndh) e l’Associazione per i diritti umani (Anpdh). Marcos Carmona, responsabile del Cpdh, ha aggiunto che almeno 160 dei feriti accuditi nelle strutture sanitarie presentano lesioni per armi da fuoco.

Intanto, il movimento studentesco che occupa la sede dell’Università politecnica (Upoli) di Managua da oltre una settimana, ha confermato oggi di essere pronto a un dialogo con Daniel Ortega, malgrado un gruppo giovanile pro governativo li abbia accusati di promuovere la violenza e di impedire lo svolgimento delle classi, perché manipolati dall’opposizione. Ieri in una conferenza stampa alla Upoli, il movimento studentesco 19 Aprile aveva annunciato che accettava «l’invito che ci è stato fatto dalla Conferenza episcopale per partecipare al tavolo del dialogo con il governo», spiegando che il dialogo può avvenire «a patto che non vi sia nessuna persecuzione politica contro i ribelli e le loro famiglie». Un gruppo studentesco pro governativo, l’Unen, ha dichiarato che i ragazzi dell’Upoli sono stati manipolati dal Movimento rinnovatore sandinista (Mrs), fazione sandinista che si è allontanata da Ortega negli anni novanta. Il Mrs ha smentito definendo «goffe e assurde» le accuse, ribadendo di non essere legati a partiti ma di volere un cambiamento nel paese.

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